La Cassazione sull’inapplicabilità del cosiddetto “saldo zero”

La Cassazione sull’inapplicabilità del cosiddetto “saldo zero”

La recente pronuncia della Corte di Cassazione n. 24049 del 26 settembre ha affrontato un tema cruciale nel contenzioso bancario, ovverosia l’applicazione del c.d. “saldo zero” nei giudizi concernenti rapporti di conto corrente.

La soluzione adottata dalla Suprema Corte, richiamando i principi che regolano la ripartizione dell’onere della prova, esclude che tale criterio sia adottabile quando sia il correntista ad agire giudizialmente per l’accertamento del saldo e la ripetizione delle somme indebitamente riscosse dall’istituto di credito. In tale frangente, infatti, grava sul medesimo l’onere di provare la pretesa creditoria e pertanto un suo mancato assolvimento non può portare a conseguenze sfavorevoli per la banca.

Nel caso di specie, la Corte d’Appello di Lecce aveva riformato la decisione di primo grado laddove aveva assunto che, ai fini del ricalcolo del rapporto di dare-avere relativo ad un conto corrente, il saldo iniziale dovesse coincidere con il primo degli estratti conto prodotti in giudizio. A supporto delle proprie valutazioni, la Corte territoriale aveva ritenuto che “poiché l’importo riportato nel primo estratto conto prodotto in giudizio – che costituisce il risultato dell’andamento dei conti degli anni pregressi nel corso dei quali a stata computata la capitalizzazione trimestrale degli interessi ­- non può costituire la base di calcolo del credito della banca, in difetto di prova dell’effettiva entità del credito della banca alla data del primo estratto conto prodotto, occorre rideterminare il rapporto di dare-avere tra le parti partendo da un saldo pari a zero“.

Tali principi, come anticipato, non sono stati condivisi dalla Suprema Corte, alla quale la banca aveva presentato ricorso, poiché soccombente in secondo grado. Il convincimento della Cassazione muove, in buona sostanza, dal presupposto di un’errata valutazione dei giudici di secondo grado in tema di riparto dell’onere della prova.

Più precisamente, si legge “la Corte d’Appello è incorsa in un manifesto capovolgimento delle regole governanti la ripartizione dell’onere della prova, accollando alla banca – e traendo dalla sua inosservanza l’assunto del saldo zero – un onere probatorio che se fosse stato correttamente amministrato, in adesione allo schema processuale azionato dall’attrice – e comunque, dopo la pronuncia di primo grado, non più redimibile perché soggetta alla legge del giudicato – avrebbe dovuto far capo al correntista, questi invero avendo chiesto che la banca fosse condannata a ripetere quanto indebitamente riscosso. Se è vero, infatti, che è corretto reputare che, quando sia la banca a farsi attrice e a reclamare il saldo risultante dal conto corrente, gravi su di essa l’onere di provare il credito vantato e che si impone perciò la rideterminazione del saldo finale mediante la ricostruzione dell’intero andamento del rapporto sulla base degli estratti conto a partire dalla sua apertura non potendo ritenersi provato il credito in conseguenza della mera circostanza che il correntista non abbia formulato rilievi in ordine alla documentazione prodotta nel procedimento monitorio, altrettanto non è sostenibile in relazione alla diversa ipotesi in cui sia il correntista ad agire con l’azione di ripetizione, dato che in questo caso grava sul medesimo l’onere di provare la pretesa creditoria fatta valere, attraverso la produzione degli estratti conto relativi all’intero periodo del rapporto a cui si riferisce la domanda d’indebito, in difetto del che non potrà assumersi a base di calcolo il saldo zero – questo imponendosi, al netto di ogni altra questione, solo se inosservante dell’onere probatorio su di sé gravante sia la banca, non essendo dimostrato in che modo il saldo figurante si sia formato – ma il primo saldo disponibile di cui il correntista abbia dato prova (Cass., Sez. I, 28111/2018, n. 30822)” [l’enfasi è di chi scrive].

In definitiva, quando l’onere probatorio venga adempiuto solo parzialmente, con la produzione di una parte soltanto degli estratti conto, non potrà applicarsi il c.d. criterio del “saldo zero”, qualora sia stato il correntista a convenire in giudizio la banca avanzando pretese creditorie.

Cass., Sez. I Civ., 26 settembre 2019, n. 24049

Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com

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