L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

La Cassazione “rivede al VAR” la provvigione dell’agente sportivo

Sulla base degli artt. 18 co. 2 e 21 co. 6 del Regolamento Agenti FIGC, “all’agente sportivo è dovuto integralmente il compenso convenuto con il calciatore al momento del conferimento dell’incarico, anche nel caso in cui quest’ultimo stipuli un contratto di prestazione sportiva senza l’assistenza dell’agente o con l’assistenza di un agente diverso da quello incaricato, a meno che il calciatore non abbia revocato l’incarico con lettera raccomandata a.r. (o con comunicazione ad essa equiparata), almeno trenta giorni prima della stipulazione del contratto, ed abbia depositato o inviato copia della comunicazione di revoca alla segreteria della Commissione Agenti”.

Così si è pronunciata la Corte di Cassazione, in una recente ordinanza.

Un calciatore stipulava un contratto di agenzia di durata biennale, revocato prima della scadenza e, nello stesso mese, prima dello spirare del termine di preavviso di trenta giorni dalla data della revoca, concludeva un nuovo contratto di prestazione sportiva con altra società rispetto a quella presso la quale militava. Pertanto, il suddetto procuratore agiva in giudizio rivendicando il diritto alla provvigione spettante in forza del contratto de quo, nella misura del 5% del corrispettivo annuo lordo maturato dal proprio ex assistito.

Il Giudice di prime cure accoglieva la domanda attorea, condannando il convenuto al pagamento della somma corrispondente al 5% del corrispettivo annuo lordo riconosciuto dalla nuova squadra ma limitandolo all’arco temporale di durata finale originariamente pattuita del contratto di agenzia.

L’agente sportivo proponeva gravame, ad esito del quale la Corte territoriale, rigettando l’impugnazione principale e accogliendo quella incidentale, riduceva la condanna del calciatore.

La Suprema Corte, investita della vicenda giusto ricorso del procuratore del calciatore, coglieva l’occasione per chiarire i plurimi aspetti emersi nel corso dei precedenti gradi di giudizio.

Premesso che la prestazione del calciatore con la nuova squadra ebbe una durata effettiva di soli sei mesi e non già fino alla scadenza precedentemente pattuita, ed accertata la sussistenza dell’an debeatur, il nodo da sciogliere per la Cassazione è risultato essere l’individuazione del criterio di liquidazione del compenso.

Secondo la ricostruzione normativa effettuata dalla Suprema Corte, come stabilito dall’art. 17 co. 4 del Regolamento, nel caso di nuovo contratto di prestazione sportiva del calciatore, che venga a sovrapporsi anche solo per alcune annualità a precedente contratto di prestazione sportiva, il successivo agente che abbia negoziato tale nuovo contratto, per il periodo di sovraesposizione, avrà diritto alle sole eventuali differenze positive che risultassero in base a tale nuovo contratto.

Quindi, tenuto conto dell’ulteriore circostanza per cui dopo soli sei mesi di attività il calciatore e la nuova società si accordavano per risolvere il contratto e, tenuto conto che l’art. 17 co. 8 del Regolamento stabilisce che in caso di risoluzione del contratto per sopravvenuta impossibilità della prestazione del calciatore, che non sia dovuta a dolo o a colpa grave, dello stesso, all’agente è dovuto soltanto il compenso per il periodo di vigenza del contratto, e non per l’intero periodo stabilito dal contratto, la Corte ha prospettato un coordinamento di tale norma con l’art. 1748, co. 5, c.c.

Secondo tale ultima disposizione, in tema di diritti dell’agente, se il preponente ed il terzo si accordano per non dare, in tutto o in parte, esecuzione al contratto, l’agente ha diritto, per la parte ineseguita, ad una provvigione ridotta nella misura, determinata dagli usi o, in mancanza, dal giudice secondo equità.

Visto che all’agente che ha negoziato il nuovo contratto -situazione sovrapponibile a quella in esame- limitatamente alle annualità sovrapposte, la provvigione è dovuta solo sulla differenza fra il reddito lordo annuo previsto dal primo contratto e quello previsto nel contratto nuovo, la Corte, in conclusione, ha ritenuto che l’agente sportivo di un calciatore il cui contratto sportivo termini prima della sua naturale scadenza per recesso anticipato della squadra di calcio, non ha diritto alla provvigione per la parte di contratto non eseguito, ai sensi dell’art. 1748 c.c., comma 5 e dell’art. 17, comma 8, del Regolamento Agenti FIGC.

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La Cassazione rivede al VAR la provvigione agente sportivo

Cass., Sez. III, Ord., 19 gennaio 2021, n. 835

Andrea Ferraguto – andrea.ferraguto@lascalaw.com

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