La Cassazione non si intende di come il delegato vende

La Cassazione non si intende di come il delegato vende

È inammissibile l’impugnazione per Cassazione di un’ordinanza di rigetto emessa dal Collegio all’esito di un giudizio di reclamo – presentato avverso l’ordinanza con cui il Giudice dell’Esecuzione ha disposto sugli atti del professionista delegato di una procedura esecutiva immobiliare – in quanto priva dei caratteri della decisorietà e della definitività.

Questo è il principio di diritto fissato dalla Corte di Cassazione nella recentissima pronuncia oggi in commento n. 12238 depositata il 9 maggio.

La vicenda processuale prende le mosse da un ricorso ex art. 591 ter c.p.c. promosso avanti al Giudice dell’Esecuzione dal legale del debitore esecutato avverso il verbale redatto in sede di svolgimento dell’asta. Il ricorso veniva rigettato ed il provvedimento veniva reclamato avanti al Tribunale in sede Collegiale. Rigettato anche il reclamo, il provvedimento veniva impugnato in Cassazione.

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il reclamo in quanto, come detto, l’ordinanza emessa dal Collegio ai sensi dell’art. 591 ter c.p.c. non ha carattere decisorio, così come previsto dall’interpretazione finalistica, letterale e sistematica.

In particolare, sotto il primo aspetto, si rileva che lo scopo del procedimento di cui all’art. 591 ter c.p.c. non è quello di accertare diritti, ma di risolvere difficoltà pratiche e superare incertezze operative/materiali incontrate dal professionista delegato nello svolgimento delle operazioni di vendita. Tale procedura serve quindi a dirigere le operazioni delegate e qualsiasi attività endoprocedimentale di impulso, controllo e coordinamento sugli atti delle parti e dell’ausiliario e, pertanto, il relativo provvedimento emesso dal Giudice dell’Esecuzione ha carattere solo ordinatorio ed è insuscettibile di passare in giudicato.

Di conseguenza anche il controllo del Collegio su detti provvedimento emessi dal Giudice dell’esecuzione in esito al ricorso ex art 591 ter c.p.c. costituisce un controllo su attività ordinatoria e non è suscettibile di statuire sui diritti con efficacia di giudicato.

L’assenza di decisorietà dell’ordinanza collegiale deriva anche dal dato letterale dell’art. 591 ter cpc, dal quale emerge che le “difficoltà” pratiche e operative del delegato costituiscono il presupposto della procedura.

Il carattere non decisorio dell’ordinanza collegiale è confortato anche dall’interpretazione sistematica, in quanto laddove dovesse affermarsi la decisorietà del provvedimento di reclamo, si arriverebbe ad inaccettabili conclusioni secondo cui il giudicato si forma anche sull’ordinanza emessa dal Giudice dell’esecuzione ex art. 591 ter c.p.c., nonché sul decreto con cui il Giudice dell’Esecuzione dà informazioni al professionista delegato e sui provvedimenti delegati quando non reclamati.

Oltre che essere priva del carattere della decisorietà, l’ordinanza collegiale emessa all’esito del giudizio di reclamo avverso i provvedimenti del Giudice dell’Esecuzione ex art 591 ter c.p.c. è priva del carattere della definitività.

Se, infatti, successivamente all’ordinanza di conferma o riforma del provvedimento emesso dal Giudice dell’esecuzione, dovessero presentarsi nuove difficoltà queste potrebbero essere risolte diversamente rispetto a quanto previsto già previsto.

Ciò posto, la Corte di Cassazione ha infine precisato che eventuali nullità verificatesi nel corso delle operazioni delegate, non rilevate nel procedimento di reclamo ex art 591 ter c.p.c., possono essere fatte valere impugnando il primo provvedimento successivo adottato dal Giudice dell’Esecuzione, mediante opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c..

Cass., Sez. III Civ., 9 maggio 2019, n. 12238

Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com

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