L’informativa nel contratto

La Cassazione non interpreta il contenuto del contratto assicurativo-finanziario

Una società fiduciaria ricorre alla Suprema Corte dopo un primo grado sfavorevole e un provvedimento di inammissibilità ai sensi dell’art. 348bis cod. proc. civ. reso dalla Corte di secondo grado, al fine di vedere acclarata la nullità di un contratto assicurativo-finanziario concluso con una Compagnia Assicurativa.

In particolare la polizza, oggetto di riscatto anticipato, presentava un valore “nettamente inferiore a quella versata nel tempo dall’assicurato” e, a fronte di tale perdita patrimoniale, la fiduciaria agiva per “ottenere la declaratoria di nullità del contratto, per violazione delle leggi speciali in tema di investimenti finanziari, e soprattutto, sul presupposto che si trattasse di polizze non linked ossia in cui l’investimento non era ancorato a parametri predeterminati o comunque noti, ma all’arbitrio o alla discrezionalità del gestore del fondo”.

Nel merito il Tribunale rigettava la domanda della fiduciaria, qualificando il contratto assicurativo come rientrante nella tipologia ammessa, sia dall’ordinamento comunitario, sia da quello nazionale, quale polizza “linked” ossia ancorata a valori di riferimento oggettivi, confermando peraltro l’adempimento informativo nel rispetto della normativa di settore.

La Corte dichiarava con ordinanza emessa ai sensi dell’art. 348bis e ter cod. proc. civ. in limine manifestamente infondato il gravame e lo dichiarava inammissibile.

La questione approda davanti alla Suprema Corte che, tuttavia, non ritiene meritevoli di accoglimento le (eterogenee) ragioni di censura mosse dalla fiduciaria e, nello specifico, non accoglie la censura relativa alla violazione “dell’articolo 2 del D.lvo 209/2005, nonché di vari regolamenti e circolari Isvap” fermandosi sulla (tralatizia) osservazione per cui l’interpretazione del contratto spetta al Giudice di merito.

La decisione si adagia nel solco della seguente motivazione e rilievo: “è tuttavia da osservare che la qualificazione di un contratto (nonché l’interpretazione della volontà delle parti) come rientrante in una fattispecie oppure no, è operazione rimessa al giudice di merito, la quale è demandato di stabilire se la polizza, al di là del nomen iuris dato dalle parti, sia da considerarsi come polizza assicurativa sulla vita oppure come strumento finanziario con rischio esclusivo a carico dell’assicurato; o in alternativa come un contratto che presenti gli elementi dell’uno o dell’altro tipo. Questa attività interpretativa è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito, e se adeguatamente motivata, non è censurabile in Cassazione (in termini analoghi e per un analogo contratto v. Cass. 6319/ 2019)”.

Cass., Sez. III, 27 marzo 2020, n. 7577

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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