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La Cassazione individua i requisiti essenziali della domanda di insinuazione al passivo

Quali requisiti deve avere la domanda che il creditore deve predisporre per insinuarsi al passivo fallimentare?

Con l’ordinanza n. 22080 del 4 settembre, la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi di questo tema, partendo dall’esame del testo normativo, ossia la disposizione dell’art. 93 l. fall., che disciplina proprio la domanda di ammissione al passivo.

Nel caso di specie il Tribunale di Roma aveva dichiarato inammissibile la domanda di insinuazione al passivo di un creditore, per carenza dei requisiti previsti dall’art. 93 l. fall., nonostante dalle fatture prodotte dall’istante fosse desumibile la natura dei rapporti contrattuali tra le parti e la domanda esponesse con chiarezza le somme, distinguendole anche secondo il loro rango.

Con la pronuncia in commento, dunque, la Cassazione stabilisce il seguente principio di diritto: “in tema di formazione dello stato passivo, l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono la ragione della domanda può essere sintetica, purché ne sia assicurata chiarezza ed intelligibilità, assumendo rilevanza anche le complessive indicazioni contenute nell’atto processuale e nei documenti ad esso allegati“.

Sono essenzialmente due le argomentazioni sostenute dal giudice di legittimità.

Come si legge nella motivazione dell’ordinanza in commento, “secondo quanto mostra in modo netto il confronto tra il testo dell’art. 93 comma 3 l. fall. e quello dettato invece per il ricorso in opposizione dall’art. 99 l. fall., per l’ammissibilità della domanda di insinuazione basta un’articolazione strutturale “minima”, di tratto anche schematico (ovvero “scheletrico”, come pure si potrebbe dire). In effetti, la sufficienza di una “esposizione succinta” in sede di domanda di ammissione (secondo l’espressione dell’art. 93) è dato che viene proprio a trovare risalto nella diversità di impostazione che per contro connota, nel disegno della legge, la domanda in opposizione“.

L’altra ragione è che “secondo il dettato dell’art. 93 comma 2 l. fall., la domanda di ammissione al passivo può essere sottoscritta anche personalmente dalla parte (secondo quanto effettivamente accaduto nel caso concreto). Anche questa differenza da quanto occorre in sede di opposizione (che segue il principio generale del sistema della necessità di difesa tecnica) è sicuro indice oggettivo, e non trascurabile, di una linea di minor rigore, nel segno del riconoscimento di una maggior speditezza e semplicità nell’apprezzamento dei contenuti minimi essenziali della domanda di insinuazione“.

In conclusione, la valutazione di sufficienza dell’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto va condotta, con riferimento alla domanda di ammissione al passivo, con minore rigore, ovvero maggiore ampiezza, di quanto occorra nella generalità dei casi.

Cass., Sez. I Civ, 04 settembre 2019, n. 22080

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

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