Contenzioso finanziario

La Cassazione conferma il proprio orientamento in merito alla esclusiva responsabilità della Banca nel caso di illecito compiuto dal promotore che riceve dal cliente somme in contante

Cass., 16 novembre 2011, Sez. III, n. 24004, in Cassazione.net

Massima: "In tema di intermediazione finanziaria la mera circostanza che il cliente abbia consegnato al promotore somme di denaro con modalità difformi da quelle con cui quest’ultimo sarebbe stato legittimato a riceverle non esclude, in caso di indebita appropriazione di tali somme da parte del promotore, la responsabilità solidale dell’intermediario preponente per il fatto illecito commesso dal promotore, né – in mancanza di ulteriori elementi – può costituire da sola concausa del danno subito dall’investitore ovvero fatto idoneo a ridurre l’ammontare del risarcimento, ai sensi dell’articolo 1227, rispettivamente commi primo e secondo, Cc." (leggi la sentenza per esteso)

Come noto, la Giurisprudenza (di merito e di legittimità) ha negli ultimi anni sancito, in materia di intermediazione finanziaria, l’esistenza di una responsabilità solidale dell’intermediario finanziario, nel caso di appropriazione indebita da parte del proprio promotore di somme conferite dal cliente, anche nel caso in cui quest’ultimo abbia, in violazione degli accordi normativi e contrattuali, consegnato denaro in contanti per l’esecuzione di operazioni di investimento.

Più di recente, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 24004 del 16 novembre 2011 ha affermato (e confermato) che non può sussistere un concorso colposo dell’investitore anche nel caso in cui quest’ultimo abbia consegnato con modalità “anomale” somme di danaro al promotore finanziario e ciò in quanto “ove si ammettesse la possibilità per l'intermediario di scaricare in tutto o in parte sull'investitore il rischio della violazione di regole di comportamento gravanti sui promotori, si finirebbe evidentemente per vanificare lo scopo della normativa che mira invece proprio a responsabilizzare l'intermediario per siffatti comportamenti del promotore”.

Aggiunge la Suprema Corte, dopo aver analizzato la disciplina di settore, che “se la ratio legis è quella di rafforzare la garanzia del risparmiatore, si deve ritenere conclusivamente che il meccanismo normativo mira a responsabilizzare l'intermediario in relazione ai comportamenti, anche illeciti, dei soggetti – quali i promotori – che egli medesimo sceglie, della cui opera si avvale per il perseguimento dei suoi interessi imprenditoriali”.

Una precisazione è d’obbligo però: ad escludere il nesso eziologico tra la condotta del cliente e la responsabilità dell’intermediario finanziario può essere solamente la prova (che quest’ultimo deve fornire) in merito alla “collusione” o, quantomeno, “consapevole e fattiva acquiescenza” del cliente alla violazione, da parte del promotore, di regole di condotta su lui gravanti (in tema di vedano le pronunce della Cassazione Civile n. 8229/2006, n.29773/2008 e n. 17393/2009).

In assenza di tale prova, che evidentemente interrompe il nesso eziologico tra la condotta del cliente e la responsabilità dell’intermediario finanziario, non potrà opporsi né una limitazione della responsabilità risarcitoria, né una concorrente responsabilità da parte del cliente medesimo ai sensi degli artt. 1227 e 2056 cod. civ..

(Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com)

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