La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

La Cassazione fa chiarezza in merito all’ambito di operatività della confisca

La Cassazione è intervenuta sull’ormai annoso dibattito in merito alle modalità applicative della confisca e, in particolare, quella prevista dall’art. 2641 c.c..

Il caso era giunto all’attenzione della Corte a seguito del ricorso presentato dall’indagato – codirettore di un istituto di credito pugliese, indagato per i delitti previsti dagli artt. 2622 e 2638 c.c. – avverso l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Bari con la quale era stato confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente ex art. 2641 c.c..

Nello specifico, il GIP aveva ritenuto che in capo all’indagato fossero individuabili beni destinati alla commissione dei reati nella misura pari ad euro 4.952.162,36 e dunque disponeva la confisca in forma diretta del denaro nella disponibilità dell’indagato e in via subordinata, qualora il suo patrimonio fosse stato incapiente, la confisca per equivalente dei suoi beni mobili ed immobili.

In sede di Riesame e successivamente con il proprio ricorso per Cassazione, l’indagato aveva lamentato la violazione del principio di sussidiarietà sancito dai commi 1 e 2 dell’art. 2641 c.c. poiché l’Autorità Giudiziaria aveva proceduto al sequestro finalizzato alla confisca per equivalente dei propri beni senza prima accertare la possibilità di sottoporre a sequestro in forma diretta i beni utilizzati per commettere il reato e nella disponibilità dell’istituto di credito, il quale avrebbe tratto diretto vantaggio dalla commissione degli illeciti.

La doglianza dell’indagato, secondo la Corte, sarebbe fondata.

Con la pronuncia in commento la Cassazione ha proceduto ad analizzare la natura delle diverse forme di confisca previste dall’art. 2641 c.c., tenendo altresì in considerazione quanto già affermato in passato dalla giurisprudenza di legittimità.

Orbene, la confisca “diretta” prevista dall’art. 2641 comma 1 c.c., al pari delle altre norme dell’ordinamento che ne dispongono l’applicazione, ha natura di misura di sicurezza ripristinatoria della situazione di fatto precedente alla commissione del reato[1]. Tale natura giuridica richiede in re ipsa che l’Autorità Giudiziaria accerti: i) l’effettiva esistenza del prodotto o del profitto del reato ovvero dei beni comunque utilizzati per commetterlo; ii) individui specificamente tali beni e sottoponga solo questi alla misura ablatoria. Qualora poi tali beni siano costituiti da denaro, in ragione della sua natura fungibile, la confisca delle somme depositate sui conti correnti bancari dell’indagato è considerata confisca diretta a prescindere che il denaro depositato costituisca effettivamente il prodotto o il profitto del reato o i beni utilizzati per commetterlo.

La diversa confisca “per equivalente” ha per oggetto beni di provenienza lecita non connessi al reato ma che vengono comunque sottoposti al vincolo in misura pari al valore dei beni collegati al delitto.

La confisca “per equivalente” ha valore prettamente afflittivo ed opera solo quando il prodotto o il profitto del reato ovvero i beni strumentali alla sua commissione non sono sequestrabili o comunque non sono stati, in tutto o in parte, rinvenuti.

Quanto detto vale anche per la confisca “per equivalente” prevista dal comma 2 dell’art. 2641 c.c. che, come disposto specificamente dal dettato normativo, è subordinata alla confisca “diretta” disciplinata dal comma 1 ed opera solo quando quest’ultima non sia possibile, poiché non sono individuabili o comunque non sono aggredibili i beni collegati al reato.

Ciò comporta che l’Autorità Giudiziaria – prima di disporre il sequestro finalizzato alla confisca “per equivalente” ex art. 2641 comma 2 c.c. – deve previamente ricercare e sottoporre a vincolo i beni strumentali al delitto.

Ovviamente possono esserci problemi qualora i beni collegati al reato siano nella disponibilità di terzi. Infatti, il comma 3 dell’art. 2641 c.c. richiama espressamente quanto disposto dall’art. 240 c.p., secondo cui i beni collegati al reato non possono essere confiscati (e dunque neanche sequestrati) se essi siano nella disponibilità di terzi estranei all’illecito.

Tuttavia, è necessario precisare che i reati previsti dal Titolo XI del codice civile sono delitti che – come nel caso sottoposto all’attenzione dei Giudici di legittimità – spesso vengono commessi a vantaggio dell’ente cui fa riferimento il reo.

In tale caso, la giurisprudenza di legittimità ha già avuto modo di affermare con plurime pronunce che l’ente avvantaggiato dal reato non può considerarsi “estraneo” ad esso e dunque ben può disporsi la confisca diretta (e il sequestro podromico ad essa) anche nei confronti dell’ente che abbia materialmente la disponibilità dei beni collegati o strumentali al reato.[2]

Cass., Sez. V Pen., 4 febbraio 2021, n. 6391

Stefano Gerunda – s.gerunda@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

[1] Cfr. ex multis, Cass. pen., SS. UU., sent. 26 giugno 2015, n. 31617.

[2] Si veda, da ultimo, Cass. pen., Sez. III, sent. 5 dicembre 2018, n. 17840.

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