Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

La carenza documentale non può essere superata con l’ordine di esibizione

Il Tribunale di Torino ha confermato ulteriormente l’orientamento giurisprudenziale in base al quale l’attore correntista, che conviene in giudizio la banca, deve produrre i contratti bancari contenenti le clausole asseritamente invalide, nonché gli estratti conto completi sin dall’inizio del rapporto. Difatti, solo mediante la produzione di tali documentazioni il Giudice può valutare l’esistenza e l’eventuale nullità delle clausole contrattuali.

Nel caso specifico, parte attrice sosteneva di aver sottoscritto con la banca un contratto di conto corrente, solo genericamente indicato nell’atto di citazione e non allegato allo stesso. L’attore ometteva, altresì, di allegare all’atto introduttivo gli estratti conto relativi all’intero rapporto. A tal proposito l’Organo Giudicante ha affermato che: “..in tema di prova del credito attinente alla ripetizione di somme che l’attrice assume essere state indebitamente addebitate al correntista e trattenute dalla banca deve trovare applicazione il principio di carattere generale secondo cui l’onere della prova grava sul creditore istante, che è tenuto a provare i fatti costitutivi  della sua pretesa e, in primo luogo, ad allegare e produrre i contratti bancari contenenti le clausole asseritamente invalide, come pure i relativi estratti conto, a far tempo dalla costituzione del rapporto”.

Secondo quanto statuito dal Tribunale di Torino in tali casi non è consentito al Giudice procedere d’ufficio per supplire alla carenza documentale, in quanto il potere dell’Organo giudicante deve coordinarsi con i principi desumibili dagli artt. 99 e 112 c.p.c. Inoltre, la pronuncia deve rimanere circoscritta alle ragioni di illegittimità ritualmente denunciate e allegate dalla parte interessata e non può estendersi al di fuori dell’attività assertiva della parte stessa.

Il percorso logico-argomentativo del Giudice si conclude affermando che: “L’indicata carenza documentale non può essere surrogata attraverso l’ordine di esibizione documentale ex art. 210 c.p.c., che rappresenta una deroga ai principi dell’onere probatorio e della disponibilità delle prove (art. 115 c.p.c.) e che non può trovare ingresso quale mezzo sostitutivo dell’onere di parte”.

Per tali motivi, il giudizio de quo si concludeva con il rigetto della domanda attorea, per indeterminatezza della stessa e per carenza della prova dei fatti costitutivi e del danno lamentato.

Tribunale di Torino, 4 novembre 2016, n. 5266

Antonio Rivellese – a.rivellese@lascalaw.com

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