La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

La c.m.s. non entra nel calcolo del TEG: la conferma della Cassazione

La Cassazione ha analizzato una questione particolarmente dibattuta in materia bancaria, ossia la rilevanza delle commissioni di massimo scoperto ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia usura. I giudici di legittimità, sul punto, hanno confermato l’orientamento maggioritario della giurisprudenza di merito, che esclude detto onere nel calcolo del TEG, quanto meno sino al 2009.

La questione trae origine da un decreto del Tribunale di Venezia, con cui veniva respinto il reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato che, a sua volta, aveva negato l’ammissione al passivo del credito dell’istante, derivante da un saldo negativo di due conti corrente.

Il Tribunale di Venezia  ha motivato la sua decisione, col fatto che i saldi dei due conti avrebbero oltrepassato, prima del loro congelamento dovuto a revoca degli affidamenti, i tassi soglia.

La Cassazione, prima di tutto, ha respinto la rimostranza della ricorrente, che contestava l’estensione dell’art. 1815 c.c. ai contratti diversi dal mutuo, precisando che: “la pattuizione di interessi usurari non è, infatti, eventualità che si verifica nei soli contratti di mutuo, bensì in qualsivoglia contratto avente funzione creditizia al quale può essere associata la corresponsione di interessi, compresa dunque l’apertura  di credito in conto corrente”.

Tanto chiarito, la Suprema Corte ha chiaramente affermato che la c.m.s., applicata dagli istituti di credito ante Legge n. 2 del 2009, non deve essere presa in esame quale base di calcolo del tasso usurario, fino al termine del periodo transitorio fissato al 31 dicembre 2009.

La Cassazione, infatti, ha risposto al quesito affermando che: “la commissione di massimo scoperto, applicata fino all’entrata in vigore dell’art. 2-bis d.l. n. 185 del 2008, deve ritenersi in thesi legittima, almeno fino al termine del periodo transitorio fissato al 31 dicembre 2009, posto che i decreti ministeriali che hanno rilevato il TEGM – dal 1997 al dicembre del 2009 – sulla base delle istruzioni diramate dalla Banca d’Italia, non ne hanno tenuto conto al fine di determinate il tasso soglia usurario, dato atto che ciò che è avvenuto solo dal 1 gennaio 2010, nelle rilevazioni trimestrali del TEGM; ne consegue che l’art. 2-bis del d.l. n. 185 del 2008, introdotto con la legge di conversione n. 2 del 2009, non è norma di interpretazione autentica dell’art. 644, co. 3, cod. pen., bensì disposizione con portata innovativa dell’ordinamento […] derivandone che per i rapporti bancari esauritesi prima del 1 gennaio 2010, allo scopo di valutare il superamento del tasso soglia nel periodo rilevante, non debba tenersi conto delle CMS applicate dalla banca ed invece essendo tenuto il giudice a procedere ad un apprezzamento nel medesimo contesto di elementi omogenei della rimunerazione bancaria, al fine di pervenire alla ricostruzione del tasso-soglia usurario”.

Cass., Sez. I, 31 maggio 2016, n. 12965 (leggi la sentenza)

Angelica Scolari a.scolari@lascalaw.com

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