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La bozza del Decreto Rilancio: novità per il leasing immobiliare

La mastodontica mole di norme inserite nella bozza del Decreto c.d. “Rilancio” circolata nella giornata di ieri (10.05.2020) affronta la crisi pandemica introducendo molte novità nei diversi settori affrontati: imprese, lavoro, famiglie, fisco e molto altro.

La bozza del Decreto Rilancio (già Decreto Maggio e, ancor prima, Decreto Aprile) dedica ampio spazio al sostegno delle imprese, tra l’altro, il Titolo II denominato “Sostegno alle imprese e all’economia”, prevede alcune misure per il settore della locazione immobiliare non abitativa ivi compresi i contratti di leasing immobiliare.

E infatti, sempre attenendoci alla bozza pubblicata dalle principali testate giornalistiche, l’art. 31 del Decreto Rilancio (“Agevolazioni per gli affitti”) tenterebbe di mitigare il peso della crisi introducendo un credito d’imposta pari al 60% dell’ammontare mensile dei canoni di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo.

Il credito d’imposta, in dettaglio, sarebbe destinato “ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto” e circoscritto ai canoni di “locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo”.

Con esclusivo riferimento alle strutture alberghiere, inoltre, il Decreto dovrebbe applicare tale misura indipendentemente dal volume di affari registrato nel periodo d’imposta precedente.

Il comma 5, invece, dovrebbe disporre che il credito d’imposta venga “commisurato all’importo versato nel periodo d’imposta 2020 con riferimento a ciascuno dei mesi di aprile, maggio e giugno, a condizione che i soggetti locatari abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di aprile 2020 di almeno il 50 per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente”.

Il tutto, peraltro, sarebbe subordinato alla condizione che i canoni vengano pagati integralmente: “Il credito d’imposta di cui ai commi precedenti è utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, successivamente all’avvenuto pagamento dei canoni”.

Il che, nella situazione di crisi generalizzata in cui ci troviamo, pone diversi dubbi operativi sulla reale utilità di tali misure, sia nell’interesse del conduttore sia nell’interesse degli operatori della locazione immobiliare e, soprattutto, del leasing immobiliare.

Osservando gli effetti economici che, sino ad ora, hanno accompagnato la diffusione del virus in tutto il pianeta, appare chiaro che l’economia italiana non può prescindere da una tutela generalizzata (e coraggiosa) del settore immobiliare, posto che una larghissima parte delle imprese, per svolgere la propria attività, fanno uso della locazione e del leasing di immobili commerciali.

In tale contesto, forse, limitare il credito d’imposta ai canoni di aprile, maggio e giugno, senza considerare che (purtroppo) l’impatto economico delle crisi avrà effetti negativi anche nei mesi successivi, è riduttivo e non coglie a pieno le esigenze della nostra economia.

Ciò è tanto più vero per il leasing immobiliare, posto che una temuta crisi delle imprese (e in particolare delle PMI) sarebbe foriero di un danno per tutti gli operatori di settore e, soprattutto, per gli istituti bancari, già onerati dall’ingente peso della gestione dei prestiti introdotti dal Decreto Liquidità.

Si auspica, quindi, che il Governo disponga un sostegno ancor più mirato e lungimirante per il settore del leasing immobiliare, introducendo nuove forme di garanzia per i contratti in essere e agevolazioni fiscali di lungo periodo.

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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