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La bancarotta fraudolenta patrimoniale non è esente da punibilità per fatti post concordato

Devono confermarsi gli arresti domiciliari per l’amministratore indagato per bancarotta fraudolenta patrimoniale, dato che pur riguardando alcuni reati contestati fatti post-concordato e coperti dall’omologa, non è dato ammettere che la spoliazione di una società ammessa al concordato preventivo non abbia rilevo penale o lo perda per effetto del via libera al concordato da parte dei creditori

Corte di Cassazione, V Sezione Penale, sentenza n. 51277 del 1 Dicembre 2016

La sezione per il riesame del Tribunale di Firenze annullava l’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pistoia che aveva applicato all’indagato la misura cautelare degli arresti domiciliari per tutti gli addebiti ascrittigli, escludendola in relazione al capo C) dell’imputazione (difettando il requisito della gravità degli indizi) e sostituendola con l’obbligo di presentazione periodica alla polizia giudiziaria in relazione ai capi A) e B) per una diversa valutazione delle esigenze di cautela.

Relativamente proprio al capo C) l’accusa era costituita dal delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale, per avere l’indagato nella veste di amministratore delegato della fallita, dopo che la stessa era stata ammessa al concordato preventive, distratto o dissipato risorse della società.

Il Tribunale del riesame aveva ritenuto privi di rilievo penale i fatti contemplati in detto capo d’imputazione in quanto successive al concordato e coperti dal decreto di omologa del Tribunale al quale si era giunti con il parere favorevole del comitato dei creditori, del commissario giudiziale e con l’autorizzazione del giudice delegato.

Contro l’ordinaza del Tribunale del riesame propone ricorso la Pubblica Accusa adducendo, tra I propri motivi di doglianza, la violazione dell’art. 216 ed il difetto di motivazione in ordine alla decisione del Tribunale sull’irrilevanza penale dei fatti descritti al capo C, posto che  l’unica esenzione penale prevista dalla legge è contenuta nell’  art. 217 bis L. Fall. Che fa però esclusivo riferimento ai fatti di bancarotta preferenziale e di bancarotta semplice e non agli addebitidi bancarotta fraudolenta.

La Corte di Cassazione, annullava con rinvio l’ordinanza impugnata ritenendo meritevole di accoglimento il ricorso del Pubblico Ministero.

Giudicava come “apodittica” la considerazione del Tribunale secondo cui le condotte ascritte all’indagato contenute nel capo d’imputazione de quo non costituissero reato perchè si trattava di “fatti postconcordatari” e comunque “coperti” dal successivo decreto di omologa del concordato, “con ciò finendo per affermare che le condotte di spoliazione di una società ammessa al concordato preventive non abbiano comunque rilievo penale o che lo perdano a seguito dell’omologa dello stesso. Introducendo così una causa di giustificazione che l’ordinamento non prevede.”. L’ art. 217 bis L. Fall. , infatti, esclude la responsabilità per le operazioni compiute in esecuzione di unconcordato preventivo solo quando di ipotizzi la commissione del delitto di bancarotta preferenziale odi bancarotta semplice e non quando si ravvisino fatti concretanti un delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale.

Non sussiste, pertanto, un’area di irresponsabilità penale, di carattere oggettivo, per i fatti spoliativi commessi dopo l’ammissione al concordato ed anche nel concordato preventivo deve assicurarsi la corretta rappresentazione del patrimonio posto agaranzia dei creditori e debbono pertanto punirsi le condotte che ne sottraggano anche solo una parte.

Fabrizio Manganiellof.manganiello@lascalaw.com

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