Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

La bancarotta concerne tutti i beni della fallita, anche quelli in leasing

La Corte di Cassazione ritorna sull’argomento dell’acquisizione alla massa fallimentare dei beni oggetto di leasing. Risulta confermato l’orientamento secondo il quale è considerata distrazione la mancata acquisizione alla massa fallimentare dei beni in questione o l’onere economico nascente dall’inadempimento dell’obbligo di restituzione del bene medesimo alla società concedente.

La Corte d’Appello territoriale, in parziale riforma della sentenza di primo grado, rideterminava la pena inflitta al ricorrente, considerato amministratore di fatto della società fallita, escludendo la continuazione ed applicando l’aggravante della pluralità dei fatti di bancarotta.

Proponeva dunque ricorso alla Suprema corte l’imputato, attraverso una pluralità di motivi tra i quali il vizio di erronea applicazione della legge e vizio argomentativo in riferimento al capo d’imputazione riguardante la contestata distrazione di una somma di denaro, nonché di due automezzi oggetto di precedenti contratti di leasing. Per quanto riguarda quest’ultimi beni, osserva la difesa, nel proprio motivo di doglianza che gli stessi non erano mai entrati a far parte del patrimonio della società fallita, e questo per scelte negoziali dell’amministratore di diritto che non aveva optato per il riscatto dei beni stessi e dunque per volontà non riconducibili in alcun modo alle condotte del ricorrente. Peraltro, osserva sempre la difesa, che era l’amministratore di diritto il soggetto giuridicamente tenuto, al momento del fallimento, a dichiarare al curatore l’ubicazione dei beni. Ancora, doveva esser evidenziato che era stato il ricorrente, nella sua qualità di institore, a versare alla società concedente il leasing di uno dei veicoli un importo per sanare la posizione debitoria nascente dall’esecuzione del predetto contratto di leasing e in tal caso non poteva, dunque, essergli addebitata la scelta (dipendente solo dall’amministratore) di non riscattare il bene con il pagamento di una esigua somma pari al prezzo di opzione di riscatto. Ma anche per quanto riguardava l’altro veicolo, a nulla valeva la circostanza che il ricorrente fosse stato sorpreso a distanza di un anno dalla dichiarazione di fallimento alla guida della predetta autovettura, giacché la guidava come institore della società, poi fallita, la quale ultima aveva concesso in uso tale mezzo al suo rappresentante legale.

Ritiene il Supremo Collegio che il ricorso vada dichiarato inammissibile in relazione a detto motivo di doglianza, in quanto la motivazione impugnata si incentra su una circostanza insuperabile secondo cui la valutazione di penale responsabilità dell’imputato poggia sull’evidenza fattuale che il ricorrente era l’amministratore di fatto della fallita e, dunque, come tale, sottoposto all’obbligo di restituzione dei due beni in leasing non rivenuti dalla curatela. Quanto alla mancata acquisizione dei beni in leasing al patrimonio della fallita giova ricordare come ogni atto di manomissione dei beni in leasing determina distrazione penalmente rilevante e dunque pregiudizio economico ai creditori.

Secondo orientamento oramai costante della Corte di Cassazione, in tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale, “in caso di bene pervenuto all’impresa a seguito di contratto di “leasing”, qualsiasi manomissione del medesimo che ne impedisca l’acquisizione alla massa o che comporti per quest’ultima un onere economico derivante dall’inadempimento dell’obbligo di restituzione integra il reato poiché determina la distrazione dei diritti esercitabili dal fallimento con contestuale pregiudizio per i creditori a causa dell’inadempimento delle obbligazioni assunte verso il concedente”.

Invero, quel che rileva, al fine di verificare l’integrazione del reato distrattivo, è la disponibilità di fatto, in capo all’utilizzatore, dei beni successivamente distratti, considerato che, comunque la sottrazione del bene comporta un pregiudizio per la massa fallimentare che viene gravata dell’onere economico derivante dall’inadempimento dell’obbligo di restituzione. Anche la circostanza allegata dallo stesso ricorrente evidenzia, contrariamente agli assunti della difesa, la sussistenza del dolo della distrazione qui in esame, atteso che il ricorrente, quale institore della fallita, non poteva non essere a conoscenza del fallimento della società dallo stesso amministrata allorquando era stato fermato alla guida della predetta vettura ad oltre un anno dalla dichiarazione di fallimento.

Cass., Sez. V Penale, 26 Ottobre 2018, n. 55859

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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