La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

La banca non è responsabile, se non poteva rilevare la falsità della firma di traenza di un assegno

Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha confermato le decisioni di primo e secondo grado, che avevano respinto la richiesta di risarcimento danni formulata da un correntista nei confronti di un istituto di credito, per avere – a detta dell’attore – consentito la negoziazione di assegni recanti la firma di traenza falsa.

I giudici di legittimità, prima di tutto, hanno precisato che il modello di comportamento del buon banchiere non comporta un inasprimento del concetto di media o normale diligenza, ma la commisurazione di quel canone di normalità allo svolgimento professionale dell’attività bancaria e, di conseguenza, consiste in ciò che si può pretendere da un esaminatore attento. Per tale ragione, i funzionari di banca “non sono tenuti a dotarsi di una solida competenza grafologica, potendosi far loro carico soltanto di non aver rilevato nel titolo pagato difformità morfologiche strutturali della scrittura oppure cancellature visibilmente apparenti o accertabili con media capacità o con normale buon senso”.

Alla luce di tale principio, nella fattispecie sottoposta all’esame della Suprema Corte, è stato ritenuto di non attribuire rilevanza all’accertamento della falsità, atteso che quest’ultimo era stato reso possibile soltanto tramite una consulenza grafologica. Infatti, “l’esito di tale accertamento peritale costituisce un giudizio di valore inutilizzabile ai fini della decisione riportandosi al principuio per cui l’ente creditizio può essere ritenuto responsabile non a fronte della mera alterazione del titolo, ma solo nei casi in cui tale alterazione sia rilevabile ictu ocul, in base alle conoscenze del bancario medio, il quale non è tenuto a disporre di particolari attrezzature strumentali o chimiche per rilevare la falsificazione, né è tenuto a mostrare le qualità di un esperto grafologo”.

Il comportamento tenuto dall’attore ha, peraltro, ulteriormente confermato l’orientamento dei giudici, atteso che dall’istruttoria era emersa l’avvenuta consegna dei libretti degli assegni a mani del correntista e del di lui nipote, l’emissione di un titolo regolare appartenente ad un libretto denunciato invece come smarrito e la tardiva denuncia dello smarrimento.

Simona Daminellis.daminelli@lascalaw.com

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