Chi è onerato della prova non usi gli scalari

La banca non è obbligata a pagare l’assegno circolare rubato con “eccezionale destrezza”

La Suprema Corte, con sentenza n. 2956 del 3 febbraio 2017, aderendo alla posizione della Corte d’Appello di Milano e contrastando l’arresto del Giudice di prime cure, ha rigettato la richiesta di condanna, rivolta da una società ai danni della propria banca, a corrispondere l’importo di un assegno circolare presentato per il pagamento e rifiutato, poiché ritenuto di provenienza furtiva.

Chiamata in giudizio, la banca aveva motivato il diniego di pagare a vista l’assegno in questione – del quale, apparentemente, risultava essere l’emittente –, deducendone l’abusiva compilazione, ma soprattutto sostenendone l’illecita apprensione. Aveva, infatti, ricondotto, il titolo in parola ad una serie di moduli in bianco sottratti alla propria custodia circa un anno addietro.

Le eccezioni sull’illegittimità dell’assegno, però, non erano valse alla banca l’auspicata vittoria in primo grado, essendo stata ritenuta responsabile di negligente conservazione dei moduli trafugati, oltreché di mancata adozione di misure pubblicitarie adeguate in ordine al furto, in seguito alla presentazione del titolo. Pertanto, era stata condannata dal Giudice di prima istanza a versare, in favore della società attrice, l’intera somma portata da un assegno posto in circolazione illegalmente.

Proposto appello, la banca era riuscita ad ottenere un ribaltamento della statuizione già emessa in proprio danno, inducendo la Corte meneghina ad escluderne la responsabilità, sia con riguardo al dovere di salvaguardare la sicurezza dei locali presso i quali l’assegno incriminato era stato custodito, sia in relazione all’obbligo di rendere edotta la collettività, tramite la stampa o canali affini, a proposito del furto dei moduli subito.

Invero, le difese spiegate in secondo grado avevano permesso all’istituto di credito di vincere la “partita di ritorno”, persuadendo la Corte circa dell’idoneità del sistema di allarme installato presso i locali adibiti alla custodia e l’inutilità di qualsiasi azione pubblicitaria relativa agli effetti di un crimine perpetrato nientemeno che un anno prima.

L’onere di pronunciare l’ultima parola sul caso è, però, ricaduto sui Giudici di legittimità, aditi dalla società, soccombente in appello. Questi, uniformandosi al percorso logico giuridico seguito dai consiglieri di Corte d’Appello, hanno assunto posizioni oltremodo nette sui due obblighi gravanti sull’istituto bancario nella fattispecie: quello (ex ante) di conservare e sorvegliare i titoli e quello (ex post) di informare i terzi dell’avvenuto furto.

Quanto al primo punto focale della vicenda, il Supremo Consiglio ha rilevato che il titolo in questione era stato rubato nonostante il luogo nel quale era stato custodito fosse sorvegliato a distanza, mediante un adeguato sistema di allarme, e direttamente, da una agenzia di vigilanza specializzata, sicché l’elusione di ogni presidio di controllo, costituendo evento imprevedibile, doveva ritenersi esorbitante la sfera di controllo della banca.

Con riferimento al secondo aspetto, invece, la Cassazione ha ritenuto fondata l’eccezione della banca, secondo la quale la diffusione di notizie attraverso la stampa, contrariamente all’avviso della rete interbancaria, non avrebbe sortito alcun impatto causale sulla circolazione dell’assegno.

Sulla scorta dei predetti assunti, la Corte di Cassazione ha escluso l’obbligo della banca di pagare l’assegno circolare in questione, condannando la società ricorrente a rifondere integralmente le spese processuali del giudizio di legittimità.

Cass., Sez. I Civile, 3 febbraio 2017, n. 2952 (leggi la sentenza)

Benedetto Losacco – b.losacco@lascalaw.com

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