Vigilanza

La bozza di provvedimento sull’adeguata verifica della clientela

Dopo una lunga gestazione e dopo ripetute disillusioni circa l’avvio della consultazione pubblica, la Banca d’Italia ha finalmente inserito nel proprio sito (www.bancaditalia.it), il 2 febbraio scorso, la bozza dell’attesissimo provvedimento sull’adeguata verifica della clientela, che costituisce – come noto – un tassello importante, perlomeno per il settore bancario e finanziario, della normativa antiriciclaggio italiana.

La bozza è senz’altro migliorativa e meglio aderente alle aspettative degli operatori rispetto al testo ufficioso (destinato alle associazioni di categoria) circolato “clandestinamente” nei mesi scorsi.

Rimane tuttavia destinata a deludere le aspettative di chi si ostini a pretendere una regolamentazione improntata ad automatismi: la legge antiriciclaggio non prevede automatismi ma impone una collaborazione attiva in capo ai destinatari improntata a piena consapevolezza critica e – perché no (?) – a un po’ di coraggio.

Non si tratta di legge di forma, ma di sostanza: di una sostanza non da poco, se solo si consideri che, qualora la banca non sia in grado di rispettare ad arte gli obblighi di adeguata verifica della clientela, dovrà astenersi dall’istaurare un nuovo rapporto e chiudere il rapporto eventualmente già in essere (art. 23).

Al cliente è imposto l’obbligo di dichiarare per iscritto, sotto la propria responsabilità, le informazioni necessarie ad individuare, fra l’altro, il titolare effettivo del rapporto (art. 21), pena, in difetto, l’applicabilità di sanzioni addirittura penali (art. 55, comma 2); ma i doveri del cliente, non surrogano affatto gli obblighi di adeguata verifica in capo alla banca, che rimangono integri, anzi, impongono una valutazione critica delle dichiarazioni acquisite: se il cliente, ad esempio, dichiarasse (“per iscritto, sotto la propria responsabilità”) che il titolare effettivo del rapporto è … sua nonna ottantenne, la banca avrebbe il preciso dovere di non accettare supinamente tale dichiarazione, bensì di discuterla, di approfondirla e, se del caso, di valutare l’inoltro di una segnalazione ex art. 41.

Il documento in consultazione ripropone lo schema logico del decreto (talvolta ne costituisce un sostanziale copia-incolla) caratterizzato – come noto – da un robusto intensificarsi del dovere di identificazione, oggi denominato obbligo di “adeguata verifica” (artt. 15 sgg.), o, per i poliglotti, customer due diligence. Il tema è di estrema delicatezza, posto che il corretto adempimento degli obblighi di adeguata verifica è il presupposto indispensabile perché si operi correttamente anche sul fronte dell’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette (artt. 41 e sgg.) e prima ancora, seguendo l’ordine della legge, sul fronte dell’obbligo di registrazione (artt. 36 sgg.).

La bozza di provvedimento rimarrà in consultazione pubblica fino al 15 marzo 2012.

Una volta esaurita la fase di consultazione ed una volta emanato il provvedimento definitivo, in omaggio al buonismo che talvolta ci circonda, vi sarà un periodo transitorio di tolleranza di ben 8 mesi.

Per una prima analisi del documento mi sia consentito rimandare all’allegata sintesi di una relazione svolta il 15 febbraio scorso nell’ambito del FORUM antiriciclaggio di Synergia, in Milano.

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