Contenzioso finanziario

La banca deve risarcire il danno per le intermediazioni finanziarie non autorizzate e nulle

Cass., 22 marzo 2013, Sez. I, n. 7283 (leggi la sentenza per esteso)

Ancora una volta la Cassazione ha avuto modo di sottolineare la grande importanza riservata dall’ordinamento all’adempimento degli obblighi di informazione e trasparenza da parte degli istituti di credito, specificando tra l’altro, le gravi conseguenze in caso di mancato rispetto di dette regole.

Un apporto interessante a tale argomento viene dato dalla pronuncia n. 7283, depositata il 22 marzo 2013, Corte di Cassazione, sez. I civile, con la quale, confermando la sentenza d’appello, una Banca è stata condannata al risarcimento del danno per aver predisposto degli investimenti senza alcuna autorizzazione da parte dei suoi clienti.

Tale decisione è l’epilogo di un giudizio promosso da due coniugi, i quali, a seguito dell’apertura di un conto corrente presso un istituto di credito, vedevano andare persa la  somma versata, a causa di investimenti non autorizzati, risultati poi svantaggiosi.

Pertanto i coniugi citavano in giudizio la Banca per la restituzione di quanto, dalla stessa illecitamente investito. Seppur in primo grado la domanda non veniva accolta, in sede d’appello, l’Istituto veniva condannato al risarcimento del danno derivante dalle operazioni illecite poste in essere. La Banca proponendo ricorso contestava la sentenza de quo.

Senza entrare nel merito delle contestazioni svolte, si rileva preliminarmente l’applicazione al caso di specie dell’art. 23 TUF, che, in analogia all’art. 117, d.lgs. n. 385/1993, prescrive la forma scritta per i contratti di investimento[i]  ai fini della loro validità.

Dunque ogni operazione di investimento, deve essere anticipata da un contratto- quadro anche detto master agreement con il quale l’operatore bancario viene autorizzato ad investire i soldi dei propri clienti.

Tra l’altro la Banca, nella scelta dell’investimento, dovrà procedere valutando con attenzione il preciso grado di rischio che il cliente ha intenzione di sostenere.

Qualora invece l’agente investitore volesse elevare il grado di rischio – come nel caso di passaggio dai classici titoli mobiliari ai c.d. derivati ovvero futures o swap –  quest’ultimo dovrà dotare il cliente di tutte le informazioni utili al fine di ottenere da parte sua  un’accettazione consapevole, in relazione alla diversa pericolosità dell’operazione.

Nel caso di specie, la Corte ha rilevato l’assenza del contratto- quadro, recante l’autorizzazione ad investire in titoli più rischiosi. Nonché la mancanza di ordine da parte del cliente rispetto alle singole operazioni.

Alla luce di tale condotta, del tutto contraria agli obblighi di correttezza, trasparenza e buona fede così come previsti dall’art. 21 TUF, la banca risulta del tutto inadempiente nello svolgimento del rapporto contrattuale relativo al contratto di conto corrente.

Sul punto tra l’altro numerosa giurisprudenza ha avuto modo di pronunciarsi, delineando una responsabilità di natura contrattuale della banca, qualora si siano violati i doveri di informazione del cliente riguardo alle singole operazioni d’investimento.

Tale inadempimento dunque ha indotto le parti a richiedere la restituzione delle somme. Anche tale aspetto è stato oggetto di contestazione da parte della Banca che ha ritenuto illegittimo il risarcimento per l’intero dell’importo, lamentando che nell’atto di citazione fosse stata avanzata domanda di restituzione solamente in relazione agli investimenti senza autorizzazione.

Ebbene anche su tale argomento il ricorso non è stato ritenuto fondato, né si è ritenuto ammissibile parlare di extrapetizione del giudice di merito. Infatti quest’ultimo, come espressamente esposto in sentenza ha il pieno diritto di individuare il contenuto della domanda non solo attraverso una lettura formale degli atti, ma bensì anche considerando l’aspetto sostanziale della pretesa fatta valere, così come desumibile dalla natura delle vicende dedotte e rappresentante.

In ultimo, la domanda in via riconvenzionale promossa dalla Banca, avente ad oggetto il saldo delle passività del conto corrente, non poteva trovare accoglimento.

Ciò in quanto il vizio di nullità delle operazioni non ha reso possibile la realizzazione di un “passivo”. Infatti ricorrendo tale nullità non può di certo parlarsi di ratifica ex post degli investimenti. Dunque devono considerarsi come mai posti in essere, così come tutte le conseguenze negative discendenti dagli stessi.

(Valentina Rigatti – v.rigatti@lascalaw.com)



[i]               Per contratti di investimento si intendono quei contratti aventi ad oggetto innanzitutto i servizi di investimento in strumenti finanziari . Al fine di delineare un quadro completo di tale categoria contrattuale si richiama l’art. 1, comma 5 TUF che indica specificamente le attività ricomprese nella nozione “ servizi di investimento” . Le istituzioni del diritto privato- S.Monticelli – G. Porcelli pag. 205 ss.

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