Procura generale, se rinunci non vale!

L’atto di precetto è valido se giunge a destinazione

“Nel caso di atti di messa in mora, il principio di presunzione di conoscenza opera per il solo fatto oggettivo dell’arrivo della dichiarazione nel luogo di destinazione. Mentre non rileva l’irregolarità della notificazione, poiché si discute di un atto di messa in mora al quale le regole sulle notifiche non si applicano”.

Questo il principio sancito dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza in tema di notificazione dell’atto di precetto.

La fattispecie trae origine dall’opposizione proposta dalla parte debitrice, avverso l’esecuzione incardinata dal creditore con atto di pignoramento, il cui titolo esecutivo era costituito da una sentenza di condanna al pagamento di una somma di denaro in favore della seconda.

La ricorrente, a fondamento delle proprie ragioni, sosteneva che il precetto non produce alcun effetto se non è portato a conoscenza del destinatario. Nel caso di specie, l’agente del servizio postale aveva semplicemente attestato l’irreperibilità della destinataria, omettendo di depositare una copia presso la Casa Comunale in cui la notificazione doveva eseguirsi, di affiggere un avviso in busta chiusa e darne comunicazione mediante raccomandata con ricevuta di ritorno.

In particolare, il mancato esperimento delle suddette formalità aveva determinato l’esito negativo della notifica e, come tale, l’atto di precetto non aveva prodotto alcuna efficacia interruttiva della prescrizione.

La Corte d’Appello di Bologna, investita dell’esame della fattispecie, rigettava l’appello proposto e confermava la sentenza di primo grado

Nello specifico, la Corte rilevava l’efficacia interruttiva dell’atto di precetto, sostenendo che il creditore, notificando ad un indirizzo risultante dai registri anagrafici, aveva attuato concreti atti di esercizio del proprio diritto.

La Suprema Corte, investita della questione, ritiene infondate le censure formulate dalla ricorrente e chiarisce come la stessa Corte d’Appello abbia applicato il principio stabilito dall’art. 1335 c.c. relativo alla presunzione di conoscenza dell’atto unilaterale giunto all’indirizzo del destinatario, salva la prova dell’impossibilità incolpevole di averne conoscenza, posta a carico di quest’ultimo. Nel caso di specie, come rilevato dalla Corte, la stessa ricorrente si è colpevolmente posta nella condizione di non ricevere l’atto, mantenendo una situazione di fatto non conforme a quella risultante dai registri anagrafici.

In conclusione, essendo il precetto un atto di messa in mora, le eventuali irregolarità e/o nullità del suo procedimento notificatorio non impediscono l’applicazione dell’art. 1335 c.c. per il solo fatto oggettivo dell’arrivo dell’atto nel luogo di destinazione.

Cass., ordinanza depositata 24 luglio 2019, n. 20070 

Valeria Agrosìv.agrosi@lascalaw.com

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