Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

Istanze rigettate e non reiterate, istanze rinunciate?

In caso di mancata partecipazione del procuratore di una parte all’udienza di precisazione delle conclusioni, debbono intendersi richiamate le richieste precedentemente formulate, ivi comprese le istanze istruttorie che la parte abbia reiterato dopo che ne sia stata rigettata l’ammissione.

Questo è quanto ha statuito la Corte di Cassazione in una recente sentenza.

 La sentenza in commento parte dal presupposto che a fronte di un provvedimento reiettivo del giudice istruttore, la parte interessata è chiamata a ribadire espressamente le proprie richieste istruttorie che, in difetto, si intendono implicitamente rinunciate.

È chiaro che al fine di ribadire tali istanze, la parte debba partecipare all’udienza di precisazione delle conclusioni. È bene quindi distinguere sin da subito le due ipotesi.

La mancata comparizione del procuratore della parte all’udienza di precisazione delle conclusioni, senza che la parte abbia reiterato le proprie richieste, ne determina l’abbandono, configurando così la medesima ipotesi di comparizione in udienza e mancata reiterazione delle richieste istruttorie.

Diversamente accade nel caso in cui la parte che si sia vista rigettare le proprie richieste istruttorie, le abbia successivamente reiterate, così mostrando di avere un persistente interesse alla prova, inconciliabile con la presunzione di abbandono. Ne consegue che, la mancata comparizione del procuratore della parte all’udienza di precisazione delle conclusioni, non debba intendersi come abbandono delle istanze formulate che devono invece considerarsi confermate, comprese quelle istruttorie reiterate dopo il provvedimento reiettivo.

Nel caso sottoposto all’esame della Corte, parte attrice aveva visto respingersi l’istanza di ammissione delle prove orali.

All’udienza di precisazione delle conclusioni era comparsa solo la parte convenuta, non partecipando invece il difensore dell’attrice per aver dismesso il mandato.

Il Tribunale adito non concedeva il rinvio dell’udienza e rigettava la domanda dell’attrice, sulla convinzione che non vi fosse possibilità di assumere le prove orali, in quanto la richiesta non era stata reiterata in sede di precisazione delle conclusioni.

Avverso la sentenza di primo grado parte attrice proponeva appello, all’esito del quale veniva confermata la decisione del Giudice di prime cure. Veniva pertanto proposto ricorso per cassazione.

La Suprema Corte, nella sentenza in esame, richiama l’attenzione sul fatto che parte attrice, successivamente al rigetto dell’ammissione delle prove orali richieste e prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni, avesse insistito per l’ammissione dei mezzi istruttori richiesti, a dimostrazione della volontà di non rinunciare alle istanze formulate.

Osserva, a riguardo, che l’interesse della parte all’ammissione dei mezzi istruttori è attuale e pertanto le istanze formulate e reiterate non possono considerarsi abbandonate ma devono invece intendersi confermate.

Così decidendo la Suprema Corte cassa con rinvio la sentenza impugnata, rimettendo gli atti alla corte territoriale in diversa composizione.

Cass., Sez. III, 20 novembre 2020, n. 26523

Beatrice Vallone – b.vallone@lascalaw.com

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