I confini normativi della mediazione obbligatoria, questioni di ermeneutica

Istanza tardiva? Domanda improcedibile

In un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, il Giudice di primo grado, esaurita la fase preliminare avente ad oggetto la decisione circa l’esecutorietà del decreto opposto, aveva onerato parte opponente di introdurre il procedimento di mediazione obbligatoria previsto dalla legge, da avviare entro i 15 giorni previsti dall’art. 5 comma 1 bis D.lvo 28/2010, nello specifico scadenti il giorno 15.09.2018; l’istanza di mediazione veniva, però, proposta solamente in data 19.09.2018.

Alla successiva udienza fissata per la prosecuzione del giudizio, parte opposta sollevava eccezione di improcedibilità della domanda per omesso avvio del procedimento di mediazione ritenendo il termine di 15 giorni avere natura perentoria e chiedendo al Magistrato volere dichiarare improcedibile la domanda con conseguente condanna alle spese di parte opponente; controparte si difendeva sostenendo, al contrario, la natura meramente ordinatoria del predetto termine.

Il Giudice fissava udienza di discussione orale al 22/07/2019, all’esito della quale, in accoglimento della domanda di parte opposta si pronunciava dichiarando la domanda improcedibile sulla scorta delle seguenti argomentazioni.

Osserva preliminarmente il tribunale ravvenate come la giurisprudenza di merito sia, invero, divisa circa la natura perentoria oppure ordinatoria del termine previsto per l’introduzione della domanda: da un lato, infatti, alcuni tribunali (Trib. Firenze 08/06/2015), facendo leva sulla gravità della sanzione comminata, propenderebbero per la natura perentoria del termine, mentre altri (Tribunale Milano sez. I, 27/09/2016; Trib. Como 12/01/2015) riterrebbero il termine avere natura ordinatoria, e tanto in assenza di espressa previsione di perentorietà.

Il Magistrato prosegue osservando come la giurisprudenza di merito – seppur divisa circa la qualificazione del termine come perentorio ovvero ordinatorio – sia invece univoca nell’individuare la conseguenza processuale derivante dalla mancata introduzione del procedimento di mediazione consistente nella declaratoria di improcedibilità della domanda (Trib. Firenze 08/06/2015 – Trib. Napoli 03/06/2015 – Trib. Firenze 30/10/2014).

Alla luce di tanto conclude il Giudice stabilendo che: “se si vuole considerare il termine come perentorio ex art. 153 cpc, non è stata formulata alcuna domanda di rimessione in termini per causa non imputabile alla parte, se invece si vuole considerare il termine come ordinatorio ex art. 154 cpc, non è stata presentata alcuna istanza di proroga prima della sua scadenza. La parte attrice si è quindi resa inadempiente all’obbligo di mediazione, obbligo peraltro ad essa imputabile quale parte eminentemente interessata alla prosecuzione del giudizio (Trib. Ravenna 12/09/2017 – Trib. Lecce 03/03/2017 – Cass. Civ. 03/12/2015 n°24629 – Trib. Bologna 20/01/2015)”.

Pur non entrando nel merito della natura del termine previsto dall’art. 5 comma 1 bis D.lvo 28/2010, il tribunale ha valorizzato l’elemento della tardività della proposizione dell’istanza, qualificandolo di per sé come autonomo e sufficiente e con ciò in grado di determinare l’improcedibilità della domanda, con conseguente addebito delle spese di lite.

Tribunale Ravenna, 22/07/2019, n. 765

Alberto Comunetti – a.comunetti@lascalaw.com

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