Crisi e procedure concorsuali

Istanza di fallimento fondata su credito contestato sub judice

Tribunale di Mantova, 26 febbraio 2015 (leggi la sentenza)

Con la sentenza in argomento il Tribunale di Mantova tratta la questione inerente all’iniziativa del creditore per la dichiarazione di fallimento concludendo per il rigetto dell’istanza di fallimento ove presentata  da un soggetto la cui legittimazione attiva si fondi  su un credito non portato da titolo definitivo e contestato sub judice.

Nel caso di specie, infatti, la pretesa creditoria fatta valere ai fini della dichiarazione di fallimento, essendo fondata su decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo,  contestato dalla società resistente, risultava già oggetto  di accertamento giudiziale.

Orbene,  la verifica della legittimazione del ricorrente, quale presupposto imprescindibile per la dichiarazione di fallimento, implica l’accertamento della qualità di creditore in capo allo stesso ed impone una valutazione incidentale  da parte del giudice poiché si tratta di verificare una condizione dell’azione indispensabile per potersi dare corso ad una pronuncia nel merito della domanda.

Risulta, infatti, necessario che tale accertamento venga fondato, così come statuisce giurisprudenza sull’argomento, su dati che non possano essere poi smentiti, né nel proseguo del procedimento endofallimentare, né all’esito di una pronuncia dell’autorità giudiziaria investita della res litigiosa prima della dichiarazione di fallimento (Trib. Cagliari 4 gennaio 2010).

Il Tribunale di Mantova, in applicazione di tale principio, ha espressamente ritenuto che “in sede di dichiarazione di fallimento, deve escludersi che rientri nei poteri del Tribunale quello di valutare la fondatezza nel merito delle contestazioni mosse dal debitore alle ragioni dei propri creditori, atteso che, se si opinasse diversamente, la valutazione espressa dal Tribunale in sede prefallimentare si risolverebbe in un giudizio prognostico sull’esito della lite da instaurare, espresso peraltro allo stato degli atti esistenti al momento della decisione sull’istanza di fallimento, e, dunque, soggetto ad essere privo della necessaria completezza delle ragioni difensive delle parti e degli elementi di prova fondanti la decisione sull’esistenza del credito, conseguentemente, caratterizzato da ampio margine di discrezionalità”.

La conclusione cui giunge il nominato Giudicante è quella che manca la prova del credito  e che quindi l’istanza di fallimento proposta vada rigettata.

L’acclarata insolvenza della società resistente, evidenziata dalla entità dei debiti risultanti dai bilanci e dalla pendenza di procedura immobiliare, costituisce motivo, tuttavia, per indurre il Giudice del Tribunale di Mantova a disporre la trasmissione degli atti al P.M ai fini della eventuale dichiarazione di fallimento di cui all’art. 7 n. 2 L.F.

Riassumendo, nell’ipotesi del ricorso per la dichiarazione di fallimento fondato su un credito non portato da titolo definitivo e contestato sub judice, va disposto  il rigetto dell’istanza di fallimento per carenza della prova dell’esistenza del credito fondante la legittimazione del creditore ad avviare la procedura fallimentare, sebbene tale eventualità non osta a che le motivazioni addotte dal ricorrente e la documentazione prodotta a sostegno dell’istanza siano sufficienti ad integrare i presupposti per dar corso alla segnalazione per l’eventuale iniziativa del pubblico ministero per la dichiarazione di fallimento

Con l’occasione, si precisa che la verifica della qualità di creditore atta a consentire la valida proposizione di un ricorso ex art. 6 legge fallimentare non presuppone necessariamente che si tratti di credito accertato in sede giudiziale, né tanto meno l’esecutività del titolo essendo riferibile il caso esaminato alla sola ipotesi in cui il credito non portato da titolo definitivo risulti contestato sub judice.

Al riguardo, la Corte di Cassazione è costante nell’affermare, infatti, che la qualità di creditore vada estesa a tutti  coloro che vantano un credito non necessariamente certo, liquido ed esigibile ed anche, come ha evidenziato la dottrina, non ancora scaduto o condizionale  (Cassazione 3472/11), credito che costituisce oggetto di un accertamento incidentale da parte del giudice ai fini della legittimazione alla richiesta di fallimento (Cass. 3 novembre 2005, n. 21327; Cass. 23 gennaio 2013, n. 1521) atteso che tale domanda si limita ad introdurre un’azione a contenuto meramente processuale, tanto che se il creditore istante vuole divenire creditore ammesso deve presentare domanda d’ammissione al passivo.

Sebbene la pronuncia del Tribunale di Mantova in esame risulti in linea con l’orientamento espresso da una parte della giurisprudenza di merito, va tuttavia osservato che la Cassazione ha altresì recentemente precisato come l’ammissibilità della domanda volta alla declaratoria di fallimento non venga inficiata dalla circostanza che il credito vantato dall’istante sia, al momento dell’instaurazione del giudizio di fallimento, oggetto di contestazione (Ordinanza Cassazione civile, sezione sesta 16-04-2014 n.12657).

Nell’ambito dell’accertamento operato dal giudice incidenter tantum all’interno dello stesso giudizio di fallimento al solo fine di verificare la legittimazione dell’istante, può dunque, a ns. avviso, assumere rilievo la circostanza per la quale  le contestazioni della pretesa creditoria mosse dalla parte resistente, appaiano ictu oculi non dotate di apprezzabile solidità.

Il Giudice dovrà, quindi, comunque esprimere, pur nella sommarietà di cognizione della procedura prefallimentare, un giudizio di rilevanza e valutare la fondatezza della contestazione per stabilire se la potenziale esclusione di quel credito faccia venir meno lo stato di insolvenza.

20 aprile 2015

Daniela Calvano – d.calvano@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Cosa succede se una società partecipante ad un’associazione temporanea di imprese (c.d. ATI) vien...

Crisi e procedure concorsuali

Nell’ambito dell’accordo di composizione della crisi è proponibile una procedura congiunta da p...

Crisi e procedure concorsuali

Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Recentemente la Corte di Cassazione ha chiarito la portata dell'art. 2035 c.c., affermando l'impossi...

Crisi e procedure concorsuali

X