Crisi e procedure concorsuali

Istanza di fallimento e domanda di concordato in bianco

La società debitrice di una banca – nei confronti della quale pende ricorso per la declaratoria di fallimento avanti il Tribunale di Brescia proposta da quest’ultima – si è avvalsa della possibilità concessa dal nuovo sesto comma dell’art. 161 l.f. all’imprenditore di depositare il c.d. preconcordato o concordato con riserva (vale a dire, come già noto ai Lettori di Iusletter) solo ricorso contenente la domanda di concordato, riservandosi di presentare la proposta vera e propria, il piano e la documentazione ancillare alla proposta in un termine, fissato dal giudice, compreso tra 60 e 120 giorni .

Considerato che dalla data di pubblicazione nel Registro delle Imprese dell’intervenuto deposito del ricorso di cui sopra (a cura del cancelliere entro il giorno successivo al deposito stesso), opera per i creditori il divieto di inizio e prosecuzione di azioni esecutive o cautelari nonché il divieto di acquisire titoli di prelazione, la norma consente di ottenere (con formalità veramente minime, visto che è consentito il deposito di un ricorso che può addirittura prescindere dalla “proposta” di concordato e dal piano concordatario) un vero e proprio “ombrello”  contro le iniziative di eventuali creditori “aggressivi”, dando così modo all’imprenditore, nonostante la pressione del ceto creditorio, di poter disporre dei tempi per calibrare adeguatamente la proposta concordataria ed il piano, ovvero addirittura mutare indirizzo e, riscontrata la disponibilità dei creditori, proporre un accordo di ristrutturazione del debito omologabile ai sensi dell’art. 182 bis L.F..

Si tratta, questo, di un vero e proprio “automatic stay” (dovendosi escludere la discrezionalità del giudice in merito alla concessione del termine previsto dalla legge), che opera a partire dalla pubblicazione, a cura del cancelliere, della domanda di concordato nel competente Registro delle imprese entro il giorno successivo al deposito in cancelleria.

Proprio in queste settimane cominciano a registrarsi le prime pronunce relative alle domande di concordato con riserva e ad essere divulgate le prime linee guida adottate dai vari Tribunali; non abbiamo notizia di provvedimenti già emessi dal Tribunale di Brescia ma, per quanto concerne ad esempio il Tribunale di Milano, le prime indicazioni pubblicate, prevedono che il Tribunale, prima di concedere il termine di legge nel minimo (ovvero 60 giorni),  possa e debba unicamente verificare:

– la propria competenza

– la regolarità formale della domanda

– che l’imprenditore non abbia nel biennio precedente proposto analoga domanda senza esito positivo.

Peraltro lo stesso art. 161 al comma 10 prevede che “quando pende un procedimento per la dichiarazione di fallimento il termine di cui al sesto comma è di 60 giorni“.

Alla luce di quanto sopra illustrato, l’istanza di fallimento proposta dalla banca nei confronti della società debitrice rimane in sospeso (il procedimento prefallimentare pendente viene riunito comunque alla domanda di pre-concordato senza che venga celebrata l’udienza prefallimentare già fissata) per il termine di 60 giorni che verrà concesso dal Tribunale.

Laddove, decorso tale termine l’imprenditore non dovesse presentare la proposta, il piano e la documentazione relativa alla domanda di concordato o domanda ai sensi dell’art. 182 bis, troverà applicazione l’art. 162 comma 2 e 3 e il Tribunale, accertati i presupposti, ne dichiarerà il fallimento.

Come già avveniva prima della riforma, la presentazione della domanda di concordato preventivo non comporta comunque l’improcedibilità delle istanze di fallimento eventualmente pendenti e dunque in caso di inammissibilità della domanda o di mancata omologazione, il tribunale dovrà procedere alla valutazione dell’istanza di fallimento già proposta.

Nelle more, si segnala che non vi è comunque modo per la banca di evidenziare l’ intenzione di non aderire in ogni caso ad un accordo di ristrutturazione né di svolgere considerazioni sulla fattibilità dell’eventuale proposta concordataria.

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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