Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

Irripetibilità delle spese legali liquidate. La Cassazione conferma!

Il provvedimento di liquidazione delle spese dell’esecuzione implica un accertamento meramente strumentale alla distribuzione o assegnazione stessa, privo di forza esecutiva e di giudicato al di fuori del processo in cui è stato adottato, la conseguenza è che dette spese, quando e nella misura in cui restino insoddisfatte, sono irripetibili.

Questo è il principio espresso dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza in commento.

Nel caso in esame l’ Azienda Sanitaria Locale (ASL) ricorreva per due motivi, per la cassazione della sentenza del Tribunale di Salerno che dichiarava inammissibile il primo e rigettava il secondo motivo dell’appello dalla stessa ASL proposto contro la pronuncia del Giudice di pace, che aveva rigettato l’opposizione avverso un Decreto Ingiuntivo, per Euro 85,02 in favore dell’avvocato (difensore distrattario) a titolo di spese legali maturate nel corso di una procedura esecutiva, spese legali rimaste parzialmente insoddisfatte all’esito dell’esecuzione. L’avvocato resisteva con controricorso.
Il primo motivo del ricorso lamentava la “violazione e falsa applicazione dell’art. 339 c.p.c., in relazione all’art. 553 c.p.c., per aver considerato non dedotta l’inosservanza delle norme sul procedimento e/o dei principi regolatori della materia e, per l’effetto, sussistente il diritto del creditore ad agire extra processum per il recupero delle spese legali non incassate per incapienza della massa pignorata“;
il secondo motivo del ricorso denunciava la “violazione e falsa applicazione dell’art. 1175 c.c., in relazione anche all’art. 151 disp. att. c.p.c., per quanto riguarda la mancata riunione dei giudizi, per non aver riconosciuto la sussistenza del frazionamento giudiziale di un credito unitario“.

La Corte di Cassazione ritenendo la vicenda sovrapponibile a quella della richiamata Sentenza della Cass. 05/10/2018, n. 24571, la quale, accogliendo la censura di violazione o falsa applicazione proprio degli artt. 339 e 553 c.p.c., deduceva la violazione di un principio della materia processuale, prima di decidere nel merito con revoca definitiva del monitorio opposto, sanciva il seguente principio di diritto: “il giudice dell’esecuzione, quando provvede alla distribuzione o assegnazione del ricavato o del pignorato al creditore procedente e ai creditori intervenuti, determinando la parte a ciascuno spettante per capitale, interessi e spese, effettua accertamenti funzionali alla soddisfazione coattiva dei diritti fatti valere nel processo esecutivo e, conseguentemente, il provvedimento di liquidazione delle spese dell’esecuzione, in tal caso ammissibile, implica un accertamento meramente strumentale alla distribuzione o assegnazione stessa, privo di forza esecutiva e di giudicato al di fuori del processo in cui è stato adottato, sicché le suddette spese, quando e nella misura in cui restino insoddisfatte, sono irripetibili“.

La Corte di Cassazione richiamando la consolidata giurisprudenza sopra citata ha, dunque, cassato la sentenza e accolto il primo motivo del ricorso; il secondo motivo è stato assorbito dal primo. Per l’effetto, nel merito, la Corte ha revocato il Decreto Ingiuntivo a suo tempo opposto e ha liquidato le spese secondo il principio della soccombenza.

Cass., Sez. III, Ord., 20 novembre 2020, n. 26429

Sara Rovigo – s.rovigo@lascalaw.com

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