Diritto dell'Esecuzione Forzata

Ipotesi di detenzione dell’immobile pignorato in forza di un titolo non opponibile alla procedura esecutiva

Cass., Sez. III, 16 gennaio 2013, n. 924

Massima: “Nell’ipotesi di detenzione di un immobile pignorato in forza di titolo non opponibile alla procedura esecutiva, ai sensi dell’articolo 2913 del c.c., è configurabile, in favore del custode giudiziario autorizzato ad agire in giudizio, quale organo pubblico della procedura esecutiva, ausiliare del giudice, un danno risarcibile, che deriva dall’impossibilità di una proficua utilizzazione del bene pignorato e dalla difficoltà che il bene sia venduto, quanto prima, al suo effettivo valore di mercato; risarcimento sul quale si estende il pignoramento ex art. 2912 del codice civile”. (leggi la sentenza per esteso

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, configura in capo al custode giudiziario, che sia stato autorizzato dal Giudice dell’Esecuzione ad agire in giudizio, un diritto al risarcimento del danno, in quei casi di detenzione di un immobile pignorato senza titolo opponibile alla procedura esecutiva, ai sensi dell’art. 2913 c.c. Tale danno risarcibile deriva dall’impossibilità di utilizzare in maniera proficua il bene pignorato, nonché dalla difficoltà di vendere quanto prima il suddetto bene, al suo valore effettivo di mercato.

Nel caso affrontato dalla Suprema Corte sussisteva il possesso del bene immobile pignorato da parte di un soggetto terzo per effetto di un preliminare di vendita che non era opponibile alla procedura esecutiva ed ai creditori intervenuti nell’esecuzione, essendo stato stipulato successivamente alla trascrizione del pignoramento immobiliare. Nel caso di specie l’esecutato non poteva efficacemente trasferire ad altri soggetti la detenzione dell’immobile, rimanendo ferma la subordinazione degli effetti dell’alienazione alle ragioni di salvaguardia della garanzia, spettante ai creditori. Il Giudice dell’esecuzione aveva, pertanto, incaricato il custode di richiedere la liberazione dell’immobile al soggetto terzo detentore, autorizzandolo, poi, ad agire in giudizio.

Il Custode può, pertanto, chiedere i danni subiti dalla custodia, e, dunque, dai creditori, a causa dell’occupazione e derivanti dall’impossibilità  per i creditori pignoranti stessi di percepire i frutti dell’immobile. L’autorizzazione del G.E. ad agire in giudizio si riferisce all’organo e non alla persona, dunque, è bene specificare che, qualora in corso di causa si verifichi una sostituzione nella custodia, il nuovo custode può intervenire in giudizio, come parte attrice, che rimane sostanzialmente immutata, senza la necessità di un’ulteriore autorizzazione del Giudice. La finalità dell’azione esercitata dal Custode, come riconosciuto da dottrina unanime, è quella di conservare ed amministrare i beni, assicurando il buon esito dell’esecuzione mediante la vendita degli stessi. Tale finalità si concreta nella conservazione del valore economico di scambio del bene, volta ad evitare la svalutazione del bene stesso nelle more della procedura assicurando la realizzazione di quello che è il suo effettivo valore di mercato in sede di vendita.

(Stefano Scotti – s.scotti@lascalaw.com)

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