Crisi e procedure concorsuali

Ipoteca iscritta dall’Agente della Riscossione e fondo patrimoniale

Cass. Sez.U. 16 gennaio 2015, n. 641 (leggi la sentenza)

Si sottopone all’attenzione dei lettori  la recente decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che ha confermano il principio, già espresso da precedenti giurisprudenziali in materia, secondo il quale ogni decisione in ordine alle controversie aventi ad oggetto  l’iscrizione di ipoteca effettuata dal l’Agente della Riscossione  spetta alla giurisdizione della Commissione Tributaria Provinciale competente per territorio, sempre che i crediti garantiti facciano riferimento a debiti tributari.

Infatti, poichè a seguito della legge n. 223 del 2006, la iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’art. 77 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 rientra nell’elenco degli atti impugnabili innanzi al giudice tributario, come ritenuto da precedente giurisprudenza, “le controversie aventi ad oggetto il provvedimento di iscrizione di ipoteca sugli immobili, cui l’Amministrazione finanziaria può ricorrere in sede di riscossione delle imposte sul reddito, ai sensi del d.P.R. n. 602 del 1973, appartengono alla giurisdizione del giudice tributario, qualora i crediti garantiti dall’ipoteca abbiano natura tributaria” (Cass. Sez. Unite., 5 marzo 2009, n. 5286).

Con la sentenza in argomento, la Suprema Corte, nel confermare tale principio, ha anche precisato che la giurisdizione del giudice tributario permane anche nell’ipotesi in cui si intenda contestare l’iscrizione effettuata dall’Agente della Riscossione su un immobile inserito nel fondo patrimoniale non potendo attribuirsi rilevanza alla destinazione degli immobili a tale fondo censurando la decisione della Commissione Tribunale Provinciale, che, nel rilevare che gli obiettivi del fondo patrimoniale non consistono nel soddisfare i bisogni della famiglia quanto bensì a vincolare alcuni beni al soddisfacimento anche solo eventuale di tali bisogni, aveva ritenuto che il rimedio dato ai creditori a tutela della loro garanzia patrimoniale generica è l’azione revocatoria e che, pertanto, la competenza era da ritenersi del giudice ordinario.

L’Agente della Riscossione, infatti, aveva sollevato il difetto di giurisdizione del giudice tributario sostenendo che la questione, attenendo la pignorabilità o meno di beni riconducibili a fondo patrimoniale, rientrava nella giurisdizione e competenza del giudice ordinario.

La Suprema Corte ha cassato, invece, la decisione raggiunta dal giudice d’appello  ritenendo la  illogicità ed inconferenza della motivazione e la mancanza di collegamento con l’oggetto del giudizio non essendo stata proposta alcuna azione revocatoria, dichiarando così la giurisdizione del giudice tributario sulla controversia.

La sentenza in esame costituisce spunto per evidenziare che,  ai fini della legittimità di una iscrizione ipotecaria effettuata su immobili costituiti in fondo patrimoniale, rileva, in ogni caso, la successiva proposizione dell’azione revocatoria ex art. 2901 c.c., quale rimedio atto a rendere inefficace la destinazione dei beni a fondo patrimoniale, così come precisato da costante orientamento giurisprudenziale secondo il quale “l’azione revocatoria ordinaria ha la funzione di ricostituire la garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del suo debitore, al fine di permettergli il soddisfacimento coattivo del suo credito e la relativa sentenza ha efficacia retroattiva, in quanto l’atto dispositivo è viziato sin dall’origine; pertanto, qualora sia accolta la domanda, deve ritenersi valida l’ipoteca che il creditore abbia iscritto successivamente al compimento dell’atto dispositivo ed anteriormente alla proposizione dell’azione revocatoria e il grado dell’ipoteca è quello della sua iscrizione” (cfr. Cass. 19131/04).

5 febbraio 2015

Alessandra Sangrigoli – a.sangrigoli@lascalaw.com

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