Un risarcimento equitativo per un danno non provato

“Ho investito del denaro, l’ho perso, risarciscimi il danno”: un assunto che non paga

Il Tribunale di Udine ha ribadito il costante principio per cui, anche nell’ambito del contenzioso finanziario, l’attore deve assolvere integralmente al proprio onere di allegazione ai fini di circoscrivere i fatti costitutivi della domanda.

Nel caso di specie due investitori, dopo avere stipulato un contratto di negoziazione, ricezione, e trasmissione ordini, depositavano su di un conto corrente ingenti somme che un promotore finanziario, con cui avevano rapporti di confidenza e amicizia, avrebbe dovuto investire per loro conto.

Dopo ben dodici anni, tuttavia, i clienti venivano a sapere che le somme erano state in gran parte perse e, di conseguenza, citavano in giudizio la banca per ottenere ristoro dei danni subiti.

La Banca, pertanto, si costituiva in giudizio contestando ogni addebito.

Il Tribunale, nell’inquadrare la questione posta alla sua attenzione, ha ritenuto che la domanda avanzata fosse sfornita dei requisiti minimi di accoglimento, dovendosi inserire nell’ambito di quei giudizi seriali in cui gli attori si “affidano” all’inversione dell’onere probatorio di cui all’art. 23 T.U.F.: “Come in numerosi altri casi, gli attori hanno confidato nella regola di giudizio dettata dall’art. 23 comma 6 del d.lgs. 24.2.1998, n. 58, che stabilisce che “nei giudizi di risarcimento dei danni cagionati al cliente nello svolgimento dei servizi di investimento e di quelli accessori, spetta ai soggetti abilitati l’onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta”.

 In particolare il Giudice ha ritenuto che le allegazioni attoree fossero troppo generiche, non avendo circoscritto i fatti costitutivi della domanda che, anche nell’ambito della disciplina finanziaria, sono a carico di chi agisce in giudizio: “Poiché, in materia di intermediazione finanziaria, la responsabilità contrattuale dell’intermediario deriva dalla violazione dei doveri di informazione del cliente e di esecuzione delle operazioni nel rispetto delle norme di legge e regolamentari, l’investitore deve allegare, quale fatto costitutivo della sua domanda risarcitoria, non certo la perdita del denaro investito, ma l’inadempimento dell’intermediario consistente nella violazione delle specifiche regole di condotta che disciplinano la sua attività”.

Il Tribunale, pertanto, ha definitivamente rigettato tutte le domande avanzate, poiché proposte in violazione degli obblighi di allegazione vigenti: “Nel caso di specie la genericità delle allegazioni relative alle singole operazioni di investimento ed ai loro effetti si traduce nella impossibilità di accertare i fatti causativi del danno di cui viene chiesto il risarcimento e la addebitabilità di tali fatti ai convenuti in termini di colpa (come ritenuto in fattispecie analoghe da Trib. Mantova 3.2.2005 e Trib. Roma 3.10.2011)”.

Peraltro, con riferimento alla condotta dell’intermediario, la sentenza in commento ha riconosciuto che la corretta formalizzazione del contratto quadro, circostanza provata dai documenti allegati dalle parti, fosse sufficiente per accertare l’assolvimento degli obblighi informativi: “In ogni caso, gli obblighi informativi connessi alla conclusione del contratto quadro sono stati assolti con la consegna del documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari previsto dall’art. 28 lett. b) del Regolamento Consob 1.7.1998, n. 11522 (doc. 1 bis della banca convenuta), della quale gli attori hanno dato atto nella ricevuta sottoscritta in calce a quel documento”.

Tribunale di Udine, 21 luglio 2017, n. 1010

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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