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Investimento in diamanti: onere della prova a carico del cliente

Non assumono valore probatorio, ai fini dell’affermazione di una responsabilità contrattuale e/o extracontrattuale della Banca, articoli di stampa e precedenti giurisprudenziali favorevoli al cliente

Questo il principio affermato dal Tribunale di Ravenna con ordinanza del 9 novembre 2020 resa all’esito di un procedimento in cui il ricorrente, dopo aver dedotto di aver acquistato pietre preziose su consiglio e sollecitazione dei dipendenti della Banca resistente, ha chiesto la condanna dell’istituto di credito al risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’acquisto di diamanti per un valore ben più alto di quello reale delle pietre.

Nel caso di specie, a fronte delle domande proposte, parte ricorrente non ha formulato istanze finalizzate a dar luogo ad un’articolata istruttoria necessaria per dimostrare il ruolo attivo e di proposizione da parte dei dipendenti della Banca ai fini della conclusione del contratto. Ruolo che doveva essere idoneo a far sorgere in capo al cliente un legittimo affidamento sulla veridicità e correttezza delle condizioni indicate nella brochure informativa reperita nei locali dell’istituto.

Diversamente, la Banca convenuta ha contestato la fondatezza della pretesa risarcitoria sul presupposto che la brochure informativa ed i moduli sottoscritti dal cliente contenevano una chiara esposizione del ruolo assunto dall’istituto di credito.

Analizzato il contenuto della brochure informativa, da cui si evinceva chiaramente che l’attività della Banca era finalizzata ad un mero “orientamento della clientela interessata” e che “la banca stessa non assume alcuna responsabilità in merito al contratto che intercorre unicamente tra il cliente e la società”, il Giudice ha rilevato l’insussistenza di profili di responsabilità in capo alla resistente.

Ciò anche sull’ulteriore presupposto che “il contratto in questione è stato concluso dalla cliente con la società e il versamento del prezzo concordato è stato versato direttamente in suo favore, con piena consapevolezza dell’acquirente di trattare con un soggetto diverso dall’istituto bancario” che nemmeno aveva assunto alcuna garanzia o responsabilità in relazione all’affare.

Sulla base di tali premesse, il Tribunale di Ravenna ha respinto il ricorso.

Il provvedimento si inserisce nel recente quadro giurisprudenziale che ha delineato i confini della responsabilità delle banche, anche a fronte della significativa mole di contenzioso instauratosi in materia.

In senso conforme, ad esempio, si è pronunciato il Tribunale di Bologna (16 luglio 2020), affermando che non  “può ritenersi idoneo a dare prova del ruolo e del coinvolgimento dell’istituto, da cui la ricorrente fa derivare un affidamento qualificato sulla veridicità e correttezza delle condizioni riportate, la produzione di articoli di stampa (con riferimento ai risvolti penali della vicenda) o il generico richiamo a quanto emerso in altra sede processuale” e che “Non sono, quindi, emersi elementi idonei a contraddire quanto desumibile dalla documentazione prodotta da parte resistente a sostegno dell’esclusione di una qualunque forma di promozione o proposizione dell’investimento da parte della banca”.

La giurisprudenza di merito ha altresì precisato che l’attività posta in essere dalla Banca ai fini dell’acquisto di diamanti da parte dei propri clienti non è qualificabile in termini di attività di intermediazione finanziaria soggetta alle norme del D.Lgs. 58/1998 (T.U.F.). Ciò perché “occorre subito ritenere che non si possa parlare, in riferimento all’acquisto di diamanti, di collocazione di valori o di strumenti finanziari, trattandosi al contrario di beni aventi un valore intrinseco, dipendente in tutto e per tutto dalla loro materialità: requisito all’evidenza insussistente in relazione agli strumenti finanziari” (Trib. Milano, Sez. VI, 29 ottobre 2019 n. 2840).

Ulteriore rilievo fornito dalla giurisprudenza è relativo all’impossibilità di domandare la ripetizione del prezzo pagato per l’acquisto dei diamanti, invocando la risoluzione del contratto, in ragione dell’estraneità rispetto ad esso dell’istituto di credito (così Trib. Verona 23 maggio 2019, nonché Trib. Genova, 23 aprile 2019).

Trib. Ravenna, Ord., 9 novembre 2020 

Cristian Ciannella – c.ciannella@lascalaw.com

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