L’informativa nel contratto

Investimento in diamanti: la banca non è parte del contratto e va esente da responsabilità

La Corte d’Appello di Milano affronta la delicata questione della responsabilità della banca nelle compravendite dei cosiddetti “diamanti da investimento”.

Nel caso di specie, gli appellanti chiedevano al giudice di seconde cure di riformare completamente la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Milano.

Nello specifico, gli attori chiedevano di dichiarare l’invalidità o la risoluzione di ogni atto negoziale avente ad oggetto l’acquisto dei diamanti e di condannare la banca, ritenuta parte contrattuale della compravendita, alla restituzione delle somme pagate ed al risarcimento del danno. Questo perché, secondo la loro tesi, le pietre preziose sarebbero state vendute ad un terzo del loro prezzo di acquisto.

Con la suindicata sentenza, la Corte d’Appello respinge in toto l’appello proposto, con conseguente integrale conferma della sentenza di primo grado e delle sue motivazioni. Come si legge dalla decisione in commento, infatti, la banca segnalante è stata ritenuta estranea alla compravendita delle pietre preziose.

La banca, secondo la Corte, non può essere considerata parte contrattuale, in quanto l’attività svolta da quest’ultima consiste esclusivamente nel mettere in contatto due soggetti (i clienti della banca e la società venditrice) per la conclusione di un determinato affare tra loro.

La Corte d’Appello precisa come tale pratica non sia assolutamente vietata, ma anzi sia piuttosto diffusa nella prassi.

Secondo la Corte d’Appello di Milano, la qualifica di parte contrattuale della banca nella compravendita di diamanti «può essere evinta esclusivamente dal dato letterale degli accordi negoziali, nonché dalla titolarità dei beni oggetto del contratto e della spettanza del prezzo pagato come corrispettivo della cessione».

Alla luce di quanto sopra, l’organo giudicante ritiene corretta l’individuazione della parte contrattuale dell’atto di compravendita, effettuata in primo grado dal Tribunale di Milano, , nella società venditrice e non nell’istituto di credito. La Corte d’Appello , inoltre, sottolinea come una tale ricostruzione non possa essere contestata sulla base di circostanze estrinseche, quali il luogo di intervenuta sottoscrizione della proposta di vendita ovvero quello della consegna dei diamanti.

In definitiva, la Corte d’Appello conferma che la banca non è parte del contratto, motivo per il quale nei suoi confronti non può essere pronunciata l’invalidità o la risoluzione per inadempimento del contratto di compravendita stipulato dai suoi clienti con altra società.

Per lo stesso motivo, inoltre, l’intermediario non può essere condannato né al risarcimento dei danni né alla restituzione delle somme pagate per l’acquisto dei diamanti a titolo di ripetizione dell’indebito.

Corte d’App. Milano, 16 febbraio 2021, n. 510 

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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