Crisi e procedure concorsuali

Insinuazione al passivo del creditore cambiario: onere della prova

Tribunale di Palermo, 12 settembre 2014 (leggi la sentenza)

Il Tribunale di Palermo, in sede di opposizione,  ha recentemente ribaltato l’orientamento in tema di onere della prova nel procedimento di ammissione al passivo fallimentare per il creditore che insinui un credito fondato su titolo cambiario.

La signora A.M., lavoratrice dipendente della società S.S. Srl, chiedeva l’ammissione del proprio credito allo stato passivo del fallimento della S.H. SpA, società partecipante della S.S. Srl, fondando l’insinuazione su un effetto cambiario rilasciato dalla fallita. L’ammissione di tale credito veniva richiesta al privilegio, secondo quanto previsto dall’art. 2751 bis, n.1 per i crediti derivanti da prestazioni da lavoro dipendente.

Nella domanda di ammissione allo stato passivo, tuttavia, la creditrice non forniva la prova del rapporto sottostante l’emissione dell’effetto cambiario e, per tale ragione, il Giudice Delegato, in sede di verifica dei crediti, rigettava la domanda, individuando la cambiale come atto a titolo gratuito e pertanto privo di effetti ai sensi dell’art. 64 L.F.

La creditrice proponeva dunque opposizione allo stato passivo rilevando che la cambiale, oggetto dell’ammissione, era stata rilasciata dalla società fallita a titolo di pagamento delle somme dovute alla partecipata S.S. Srl, per il pagamento di stipendi e TFR non corrisposti dal datore di lavoro.

Si costituiva la Curatela del fallimento chiedendo il rigetto delle domande dell’opponente ed eccependo la natura di atto neutro (e quindi essenzialmente gratuito) della cambiale, rispetto alla quale il ricorrente non aveva fornito prova del rapporto giustificativo sottostante.

Il Tribunale di Palermo ha avuto modo di risolvere la vertenza richiamando i principi generali della legge cambiaria. Il Giudice Delegato nella sentenza ha, infatti, ribadito che, anche qualora fosse stata prescritta l’azione cambiaria, il titolo di credito presentato dalla creditrice ha comunque valore di promessa di pagamento, ai sensi dell’art. 1988 c.c. Pertanto, la sua utilizzazione implica l’esercizio dell’azione causale inerente al rapporto sottostante, ragione per la quale l’onere di provare l’inesistenza di tale rapporto o l’estinzione delle obbligazioni da esso nascenti grava sul debitore. In tal senso aveva avuto modo di esprimersi anche la Suprema Corte con sentenze nn. 19860/2011; 1328/2011; 3477/2003.

Nel caso di specie, pertanto, il Tribunale di Palermo ha sancito l’onere del Curatore, prima in sede di verifica e poi di opposizione allo stato passivo, di fornire la prova dell’inesistenza e/o estinzione del rapporto fondamentale sottostante alla cambiale fatta valere dalla ricorrente.

Mancando dunque la dimostrazione di cui sopra da parte della Curatela, è stata sentenziata l’ammissione del credito della ricorrente al passivo del fallimento. Tale credito è stato tuttavia ammesso al rango chirografario, in quanto la domanda proposta dalla signora A.M. era basata unicamente sull’effetto cambiario (di natura astratta) quale promessa di pagamento e non sul sottostante rapporto lavorativo.

La decisione del Tribunale di Palermo si è dunque allineata con la parte della giurisprudenza e della dottrina, secondo la quale il titolo cambiario risulta provvisto di una propria autonomia rispetto al rapporto fondamentale e, pertanto, essendo la cambiale ritenuta come fonte del credito vantato, è sufficiente la sola produzione del titolo a soddisfare l’onere probatorio.

19 gennaio 2015

Manuel Deamici – deamici@lascalaw.com

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