Dichiarazione giudiziale di paternità e revoca del testamento

Invalidare una compravendita: querela di falso o disconoscimento?

Il semplice disconoscimento della scrittura privata di acquisto di un autoveicolo non è sufficiente per privare la stessa di valore probatorio. È necessario invece la querela di falso.

La vicenda si era aperta nel 2007, quando davanti al Tribunale Civile dell’Aquila, il venditore di un veicolo usato chiedeva la condanna al pagamento dell’importo di 5.000,00 euro dell’acquirente della vettura in oggetto. Il convenuto si costituiva in giudizio impugnando quanto dedotto ed eccepito ex ante e affermava poi di aver già corrisposto medio tempore la somma di 3.500,00 euro, somma che sosteneva essere stata pattuita per la compravendita. Il Tribunale Civile dell’Aquila, nonostante le deduzioni del convenuto, condannava al pagamento il compratore.

Quest’ultimo impugnava la sentenza di primo grado che veniva tuttavia confermata in Appello. La Corte distrettuale aggiungeva poi che nessuna prova di un previo pagamento, anche sottoforma di acconto, fosse stata fornita. Inoltre, veniva ritenuto insufficiente dalla Corte il semplice disconoscimento della scrittura privata essendo necessaria invece la proposizione di querela di falso.

A questo punto il compratore della suddetta macchina faceva ricorso in Cassazione, affermando che la giurisprudenza univoca sostiene che la parte nei confronti della quale viene prodotta la scrittura privata possa decidere se optare per il disconoscimento o per la produzione di querela di falso, essendo differenti gli effetti legati ai due modi di tutela: rimozione del valore del documento limitatamente alla controparte per il disconoscimento e effetto erga omnes con querela di falso.

Nel solco della decisione di appello, la Suprema Corte ha ritenuto inequivocabile la sottoscrizione della scrittura privata che consentiva il trasferimento di proprietà della autovettura, avvenuta alla presenza di due testimoni ed essendo allegato il documento di identità del compratore. La Corte, facendo riferimento a decisioni precedenti (Cass. 11028/2016), ha ritenuto fondamentale la sottoscrizione della scrittura attraverso la quale si sancisce la paternità dell’atto; ciò comporta che per inficiare il valore probatorio della scrittura privata sia necessario l’utilizzo della querela di falso.

Per il giudice di legittimità, infatti, il disconoscimento tende ad impedire fin da subito che il documento prodotto possa avere una qualche valenza legale, mentre la querela di falso subentra necessariamente dopo, cioè quando la firma è stata data per riconosciuta.

Nel caso di specie il compratore non aveva infatti contestato l’originalità della propria firma quanto piuttosto il contenuto del contratto che a suo dire modificato rispetto a quanto pattuito verbalmente.

Per le ragioni evidenziate, La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, condannando il compratore a rimborsare alla parte controricorrente le spese del giudizio.

Cass., Sez. VI Civ., 16 gennaio 2019, ordinanza n. 1028

Lilia Cocchiaro

Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Retrovendita e configurabilità del patto commissorio

La vendita con patto di riscatto, pur non integrando direttamente un patto commissorio vietato dalla...

Contratti

Retrovendita e configurabilità del patto commissorio

Costituisce principio consolidato che, nel contratto per persona da nominare, la dichiarazione di no...

Contratti

Anche l’assenza ti costa: padre condannato a risarcire la figlia

“La cointestazione di un conto corrente, attribuendo agli intestatari la qualità di creditori o d...

Contratti