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Interversione del possesso solo in presenza di una manifestazione esteriore

Per trasformare la detenzione in possesso non è mai sufficiente un atto di volizione interna detentore, occorrendo sempre una manifestazione esteriore ed oggettiva del mutamento del titolo.

Questo, in estrema sintesi, quanto ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione nella sentenza in commento.

Nella recentissima sentenza Cass. civ., sez II, 17.3.2016, n. 5333, infatti, i Giudici di legittimità hanno ritenuto non vi fosse alcuna ragione di discostarsi dall’ormai più che consolidato orientamento in materia, secondo cui, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1141 cod. civ., la mera “interna determinazione di volontà del detentore” non è mai titolo idoneo a trasformare la detenzione in possesso, occorrendo invece sempre, per l’effettivo mutamento del titolo:

  • o l’”intervento di una “causa proveniente da un terzo”, per tale dovendosi intendere, ribadisce la Corte, “qualsiasi atto di trasferimento del diritto idoneo a legittimare il possesso, indipendentemente dalla perfezione, validità, o efficacia dell’atto medesimo”, o altrimenti l’”opposizione del detentore contro il possessore”, che si sostanzia nel rendere noto al possessore, apertamente ed in termini inequivoci, la contestazione che del di lui diritto si fa, palesando a quest’ultimo, sul piano estrinseco, l’intenzione non solo di tenere la cosa come propria, ma altresì di considerarsi, da quel momento in poi, quale effettivo possessore della stessa.

In questi termini, non potendo avere luogo mediante un semplice atto di volizione interna del detentore, l’interversione del possesso deve sempre, necessariamente, estrinsecarsi in una manifestazione esteriore di quest’ultimo; una estrinsecazione delle proprie intenzioni che sia percepibile da chiunque, e dalla quale sia consentito desumere che l’interessato abbia cessato di esercitare il potere di fatto sulla cosa in nome altrui e abbia iniziato ad esercitarlo in nome proprio, sostituendo al precedente animus detinendi un “nuovo” animus rem sibi habendi.

Così disponendo, la Cassazione ha escluso che, nel caso di specie, vi fossero gli estremi per qualificare come verificatasi l’interversione nel possesso – e, per l’effetto, il conseguente acquisto per usucapione – di un appartamento di proprietà della AUSL n. 1 di Agrigento erroneamente invocata dal ricorrente, già soccombente, del resto, sia in primo che in secondo grado.

Cass., Sez II, 17 marzo 2016, n. 5333

Benedetta Minottib.minotti@lascalaw.com

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