Attento a come quereli, il falso va provato!

Intervento successivo all’istanza di conversione? Si può fare!

Nella determinazione delle somme dovute per la conversione del pignoramento, il Giudice dell’Esecuzione deve tenere conto anche dei creditori intervenuti successivamente all’istanza depositata dal debitore e comunque fino all’udienza in cui viene disposta la conversione.

Questo il principio di diritto ribadito dalla Corte di Cassazione nella recente ordinanza n. 411 del 13 gennaio 2020, oggi in commento, a conferma dell’ormai consolidato orientamento di legittimità formatosi sul punto (vedi sentenza n. 940 del 24 gennaio 2012).

Il caso trae origine dal deposito di un atto di intervento in una procedura esecutiva avvenuto dopo il deposito dell’istanza di conversione del pignoramento, ma prima della celebrazione dell’udienza fissata dal Giudice dell’Esecuzione per decidere in merito a detta istanza.

Il Giudice, nel determinare le somme dovute per la conversione del pignoramento, aveva tenuto conto anche del credito dell’intervenuto.

Avverso l’ordinanza, il debitore proponeva opposizione, sostenendo che l’intervento fosse tardivo o comunque dovesse considerarsi irrilevante ai fini della istanza di conversione.

Il Giudice rigettava l’istanza di sospensione e disponeva la prosecuzione dell’esecuzione. Il debitore incardinava nel merito il giudizio di opposizione agli atti esecutivi, conclusosi con sentenza di rigetto, successivamente impugnata per Cassazione.

Anche il giudizio di legittimità veniva rigettato in quanto infondato, per la seguente ragione. Nel rispetto del principio della par condicio creditorum, la conversione del pignoramento, quale strumento integralmente satisfattivo delle ragioni dei creditori, deve tener conto anche del credito portato dall’atto di intervento depositato in data anteriore a quella in cui il Giudice dell’Esecuzione dispone sulla conversione, determinando l’ammontare complessivo delle somme occorrenti per la piena estinzione di tutti i crediti. Chiaramente, precisa la Corte, l’intervento depositato prima dell’udienza, ma dopo l’istanza di conversione, non può incidere ex post sull’ammissibilità della domanda, anche in termine di cauzione. Ai fini dell’ammissibilità dell’istanza di conversione, il debitore depositerà un importo cauzionale pari ad almeno un quinto (ovvero un sesto, per le procedure esecutive incardinate successivamente al 2018, come da novella legislativa) del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti sino a quel momento.

Dei creditori successivamente intervenuti, dovrà invece tenerne conto il Giudice dell’Esecuzione nell’ordinanza con la quale determina la somma da sostituire al bene pignorato.

Cass., Sez. VI, Ord. 13 gennaio 2020, n. 411

Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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