Diritto Processuale Civile

Interruzione della prescrizione mediante atto inviato al difensore apparente della controparte

Cass., 5 dicembre 2011, Sez. III, n. 25984 (leggi la sentenza per esteso)

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte ha posto l’accento su una problematica che pare spesso trascurata, ovvero se il legale nella fase stragiudiziale abbia o meno un potere di rappresentanza tale da essere destinatario di un atto interruttivo della prescrizione con effetti ricadenti nella sfera giuridica del suo cliente.

Ebbene, secondo quanto dedotto dal Supremo Collegio, occorre accertare caso per caso se un tale potere di rappresentanza sia stato o meno effettivamente conferito al legale, o se sia stato – al contrario – ingenerato nel creditore un ragionevole affidamento in tal senso.

Come noto, in questa fase il mandato al difensore non richiede necessariamente uno specifico e formale atto di procura, secondo quanto prescritto dall’art. 83 c.p.c., ma può essere conferito in qualunque forma che sia compatibile con gli atti da compiere (cfr. art. 1392 c.c..).

In relazione quindi alla mera conduzione delle trattative inerenti a una controversia – come nel caso sottoposto al giudizio di legittimità in discorso – l’incarico di difesa può essere anche solo verbale.

Del che, il difensore può essere considerato rappresentante della parte e in quanto tale autorizzato a ricevere un atto di costituzione in mora indirizzato al cliente, purché tale atto sia relativo alla vertenza di cui alle pregresse trattative; sarà eventualmente onere del Giudicante accertare se – nel caso specifico – un tale potere sia stato effettivamente conferito al predetto legale o se ne sia stata colposamente creata l’apparenza.

Sulla scorta di quanto sopra, la Corte di legittimità ha statuito che, “in tema di interruzione della prescrizione, posto che l’efficacia interruttiva va riconosciuta all’atto di costituzione in mora anche quando sia indirizzato al rappresentante del debitore, non può essere negata tale efficacia all’atto di costituzione in mora inviato dal creditore al difensore del debitore senza aver prima accertato se il difensore possa considerarsi rappresentante, effettivo o apparente, del debitore medesimo, dovendo ascriversi siffatta qualità di rappresentante all’avvocato il quale, in nome e per conto del debitore, risponda alla richiesta di pagamento del creditore, facendo valere in via stragiudiziale le ragioni del cliente”.

L’effettività dei poteri rappresentativi è data infatti dal conferimento del mandato difensivo, senza che sia necessaria la procura scritta ex art. 83 c.p.c., prevista solo per lo svolgimento dell’attività giudiziale; l’apparenza di detti poteri, invece, scaturisce da un comportamento colposo dell’apparente rappresentato, tale da ingenerare il ragionevole affidamento del creditore circa il loro valido conferimento.

Pertanto, l’atto di costituzione in mora indirizzato all’avvocato della controparte ha efficacia interruttiva della prescrizione allorché il professionista abbia intrattenuto con la parte creditrice contatti verbali ed epistolari per la definizione stragiudiziale della controversia, potendosi il legale considerare in tal caso rappresentante del debitore, in mancanza di contestazione sul conferimento del mandato difensivo, senza che sia necessario il conferimento della procura in forma scritta, richiesta solo ai fini dello svolgimento di attività giudiziali.

(Giangiacomo Ciceri – g.ciceri@lascalaw.com)

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