Diritto Processuale Civile

Interruzione del processo: per riassumere il giudizio basta il deposito tempestivo del ricorso

Cass., 11 settembre 2015, n. 17964 (leggi la sentenza)

La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi in tema di interruzione del processo e tempestività della riassunzione.

La vicenda, da cui trae origine la pronuncia della Suprema Corte, riguarda la riassunzione del processo interrotto per fusione di una società in un’altra, seguita poi da cessione  d’azienda da parte dell’incorporante ad altro soggetto. Controparte, aveva depositato in termini il ricorso per la riassunzione del giudizio in cancelleria, ma aveva proceduto a notificarlo tempestivamente solo all’incorporata. Solamente in un successivo momento, su ordine di integrazione del giudice istruttore, la notificazione dell’atto e del decreto era stata eseguita anche nei confronti della società incorporante.

La sentenza di primo grado, che aveva dichiarato l’estinzione del processo per la notifica della riassunzione nei termini solo alla società incorporata, veniva riformata dalla Corte di Appello, che accertava l’insussistenza della causa di estinzione del giudizio di primo grado  e disponeva la riassunzione del processo ex art. 354, comma 2 c.p.c.

La Corte di Cassazione, con la pronuncia in commento, rigetta il ricorso e conferma la sentenza emessa in appello. Com’è noto, ai sensi dell’art. 305 c.p.c., al fine di evitare l’estinzione del processo a seguito di  interruzione, é necessaria la riassunzione entro il termine perentorio di tre mesi. La riassunzione, precisa la Corte, si perfeziona se entro tale termine è depositato il ricorso in cancelleria con la richiesta di fissazione di udienza ex art. 303 c.pc. Invero, con il deposito del ricorso, “il rapporto processuale quiescente, è ripristinato con integrale perfezionamento della riassunzione, non rilevando a tal fine l’eventuale errore sulla esatta identificazione della controparte, contenuto nell’atto”. L’errata identificazione della controparte non è causa di nullità del ricorso, in quanto, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., l’atto è valido qualora contenga gli elementi necessari e sufficienti a identificare il giudizio che si intende far proseguire. L’atto, pur carente di un requisito richiesto, ha in concreto raggiunto lo scopo a cui è destinato, la prosecuzione del processo, e l’incompletezza del contraddittorio derivante da tale mancanza, può essere sanata in seguito con un ordine di integrazione del giudice, così come in effetti era avvenuto nel corso del processo di primo grado.

Di talché, la Suprema Corte, richiamando la precedente giurisprudenza, afferma che “in caso di fusione per incorporazione tra società, seguita dalla cessione dell’azienda dalla società incorporante ad altro soggetto, ove il processo sia stato interrotto, onde evitare la sua estinzione, è sufficiente il deposito presso la cancelleria del giudice dell’atto di prosecuzione del giudizio anche nel caso in cui questo sia stato notificato solo nei confronti del cessionario, potendo il difetto di notifica essere sanato attraverso l’ordine d’integrazione del contraddittorio nei confronti dell’incorporante”.

24 settembre 2015

Roberta Ponzoni – r.ponzoni@lascalaw.com

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