Crisi e procedure concorsuali

Interruzione del processo per intervenuto fallimento e decorso dalla effettiva conoscenza dell’evento del termine per la riassunzione

Tribunale di Venezia, 5 febbraio 2013

Massima non ufficiale: “Il termine per la riassunzione del processo per la parte diversa da quella dichiarata fallita o, comunque, diversa dai soggetti che hanno partecipato al procedimento per la dichiarazione di fallimento decorre dalla data di effettiva conoscenza dell’evento interruttivo e non dal suo verificarsi” (leggi sentenza per esteso)

Con provvedimento del 5 febbraio 2013, il Tribunale di Venezia, il quale aveva, in precedenza, dichiarato l’interruzione del processo per intervenuto fallimento del convenuto, socio accomandatario di una società falllita, si è pronunciato sul ricorso in riassunzione depositato dalla società e dai soci illimitatamente responsabili.

Come è noto ai sensi dell’art. 43, comma 3, l.f. “l’apertura del fallimento determina l’interruzione del processo”. Norma che ha modificato quella precedentemente in vigore: prima l’interruzione decorreva dalla dichiarazione fatta in udienza dal procuratore, ora decorre dal deposito della sentenza di fallimento ed è compito del giudice solo dichiararla.

Questo almeno per il fallito. Per i terzi, invece, l’interruzione decorre dal momento in cui siano venuti a conoscenza in forma legale del fallimento.

Il processo deve, poi, essere riassunto entro il termine di tre mesi dall’interruzione, altrimenti si estingue (art. 305 c.p.c.).

È altrettanto noto che in base ai principi affermati dalla Corte Costituzionale (da ultimo, Corte Cost. 21 gennaio 2010) si è consolidato nella giurisprudenza di legittimità l’orientamento secondo cui “il termine per la riassunzione del processo interrotto decorre non già dal giorno in cui si è verificato l’evento interruttivo, bensì da quello in cui tale evento sia venuto in forma legale a conoscenza della parte interessata alla riassunzione con la conseguenza che il relativo dies a quo può ben essere diverso per una parte rispetto all’altra” (ex plurimis, Cass. sent. nn. 24857 e 20361 del 2008, n. 5348 del 2007, n. 974 del 2006, n. 16020 del 2004, n. 6654 del 2003 e n. 12706 del 2001).

Precisamente, la parte interessata ha la conoscenza legale dell’evento interruttivo, a seguito di dichiarazione, notificazione o certificazione (Cass. n. 974 del 2006).

Il Tribunale veneto, richiamando tale orientamento, rilevato l’intervenuto decorso del termine di tre mesi, sia dalla dichiarazione di fallimento della società, sia dall’intervenuta conoscenza da parte della Curatela della pendenza della causa (che sarebbe avvenuta “quantomeno dalla data relativa all’udienza di verifica dei crediti”), e la tardività del ricorso in riassunzione, ha dichiarato l’estinzione del procedimento.

(Martina Pedrazzoli – m.pedrazzoli@lascalaw.com)

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