Contenzioso finanziario

Interruzione del nesso causale nella responsabilità del dipendente della banca

Cass., Sez. I, 10 novembre 2015, n. 22956 (leggi la sentenza

Con recente sentenza (n. 22956 del 10.11.2015), la Suprema Corte ha avuto modo di approfondire il tema della responsabilità ex art. 31, comma 3, del Dlgs 24.2.1998 n. 58 dell’intermediario finanziario rispetto alla condotta posta in essere da parte del proprio dipendente, all’esito di un articolato giudizio nel quale i Giudici di merito avevano escluso l’esistenza del nesso causale del rapporto con la Banca.

In particolare, gli investitori lamentavano il mancato accoglimento nei precedenti gradi di giudizio della condanna dell’intermediario finanziario rispetto a condotte illecite che sarebbero state, in loro danno, poste in essere da parte del dipendente. Illiceità della condotta che, peraltro, era stata ammessa dallo stesso dipendente in sede stragiudiziale.

Affrontato il quadro probatorio acquisito nel corso del giudizio, la Corte di Legittimità – confermando le pronunce di merito – ribadisce il precedente orientamento per cui, se di regola il comportamento doloso del preposto, anche costituente illecito penale, non interrompe il nesso causale fra l’esercizio delle incombenze e il danno, ciò tuttavia non esclude che, date circostanze, che spetta al giudice del merito insindacabilmente accertare, possono integrare la prova della assoluta estraneità della banca al fatto del promotore, tale da interrompere quel nesso di causalità e da mandare la banca indenne da responsabilità: ciò accade, in particolare, quando la condotta del risparmiatore presenti connotati di “anomalia”, vale a dire, se non di collusione, quanto meno di consapevole e fattiva acquiescenza alla violazione delle regole gravanti sul promotore.

Interruzione del nesso causale che, tuttavia, nel merito, veniva individuata “da un lato, [nel]l’esistenza del predetto accordo fra l’investitore ed il dipendente bancario volto a consentire a quest’ultimo una larghissima autonomia operativa, e, dall’altro lato, [nel]l’assoluta estraneità della banca al fatto del dipendente, onde le perdite risultanti all’esito delle numerosissime operazioni finanziarie derivarono proprio dalla condotta posta in essere dagli stessi investitori”.

L’attenzione, quindi, si focalizza sul rapporto instaurato tra i clienti della Banca ed il dipendente di quest’ultima, considerato che, il rapporto in essere tra gli stessi aveva assunto autonomia, con esclusione di ogni interferenza della stessa banca: la volontà degli investitori di attribuire al dipendente una fiducia piena ed incondizionata era tale da escludere “l’interferenza di chiunque altro”.

Ne consegue che il fatto illecito del dipendente, alla luce degli elementi fattuali accertati nel giudizio di merito, finisce per essere non più legato da nesso di occasionalità necessaria, in presenza del quale soltanto è possibile configurare la responsabilità indiretta dell’intermediario.

18 novembre 2015

Paolo Francesco Brunop.bruno@lascalaw.com

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