Contenzioso finanziario

Intermediari finanziari ed obblighi informativi

Tribunale di Roma, 19 novembre 2014, n. 23037 (leggi la sentenza)

Con la sentenza n. 23037/2014 del Tribunale di Roma, si è avuto un nuovo intervento interpretativo sugli obblighi contrattuali di carattere informativo degli intermediari finanziari collegati alla attività di negoziazione di strumenti finanziari.

Nel caso di specie, l’investitrice lamentava – con riferimento all’acquisto di titoli obbligazionari emessi dalla Lehman Brothers – la presunta sussistenza di un duplice inadempimento della Banca, sia con riferimento all’informativa prenegoziale riguardante la negoziazione del titolo, sia con riferimento all’informativa successiva alla negoziazione legata al preteso aggravamento dell’emittente.

Il Giudice non ha accolto le richieste della investitrice partendo dalla valutazione generale secondo cui “In tema di servizi di investimento, infatti, la banca intermediaria, prima di effettuare operazioni, ha l’obbligo di fornire all’investitore un’informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali ed alla situazione finanziaria del cliente (cfr. Cass. 17340/08)”. Tale rilievo (coerente rispetto alle interpretazioni a più riprese espresse dalla Giurisprudenza di merito e di legittimità) consente di escludere la sussistenza di un preteso inadempimento della Banca con riferimento alla negoziazione dei titoli Lehman Brothers, i quali non hanno mai dimostrato la sussistenza di un concreto rischio di insolvenza.

Peraltro, è da escludersi la sussistenza di un dovere di informativa di carattere continuativo da parte dell’intermediario finanziario se non già “nell’ipotesi in cui sia stato concluso un contratto di gestione di portafogli”, in quanto “Diversamente opinando, si arriverebbe non solo a negare la distinzione, presente nel dettato normativo di cui all’art. 1 comma 5 TUF, fra contratto avente ad oggetto l’intermediazione nell’acquisto e vendita di prodotti finanziari e contratto avente ad oggetto la gestione del portafogli cliente, ma si arriverebbe anche ad imporre all’intermediario degli obblighi ulteriori e diversi nonché ben più gravosi rispetto a quelli contrattualmente assunti e per i quali era stata prevista la corresponsione di una determinata commissione: è di tutta evidenza che il contratto di gestione o anche di consulenza, ma non quello di mera negoziazione, impone la predisposizione di una struttura aziendale, anche di analisi del mercato, più complessa ed articolata con un impegno finanziario a carico della banca molto maggiore, cui deve evidentemente corrispondere una commissione maggiore rispetto a quella prevista per la semplice intermediazione nell’acquisto o vendita dei titoli”.

Analogamente, nessun obbligo del genere può essere stato assunto da parte dell’intermediario finanziario attraverso l’adesione al Consorzio PattiChiari, per il quale “in base alle indicazioni contenute nella Guida Patti Chiari i titoli inclusi nell’elenco dovevano rispettare due specifici requisiti di sicurezza (pag. 16 della Guida): rischio di mancato rimborso (misurato dal Rating, che non doveva essere inferiore ad “A –“) e rischio di perdita di valore del titolo (misurato dal Value at Risk -VaR- che doveva avere un valore inferiore all’1%)”.

Di fatto, quindi, essendo rimasti gli strumenti finanziari emessi dalla Lehman Brothers nei parametri sopra indicati, nessun inadempimento è imputabile alla Banca, giacché peraltro – in base alla ripartizione dell’onere della prova – competeva alla attrice dimostrare che il momento nel quale si sarebbe venuto a determinare l’uscita del titolo ed in quale momento la Banca avrebbe dovuto rendere l’informativa relativa.

26 novembre 2014

 Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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