Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Interessi: se e come decorrono nelle procedure concorsuali

La Suprema Corte fornisce chiarimenti relativi alla maturazione degli interessi post-fallimentari ed interviene in merito al decorso della loro prescrizione.

La Corte di Cassazione, in una recentissima sentenza, è intervenuta su questioni parecchio spinose: la maturazione degli interessi nell’ambito di una procedura concorsuale e la decorrenza della prescrizione dei medesimi.

Andiamo con ordine.

Un Istituto di Credito conveniva in giudizio una società tornata in bonis dopo la chiusura dell’amministrazione straordinaria cui era stata sottoposta, chiedendo il pagamento degli interessi, al tasso convenzionale, maturati a partire dalla dichiarazione di insolvenza.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello rigettavano la domanda, inammissibile – secondo la ricostruzione proposta – in quanto “il creditore potrà agire contro il fallito tornato in bonis, per gli interessi maturati prima […] e quelli maturati, sull’eventuale capitale insoddisfatto dopo la chiusura della procedura”.

Questo secondo il disposto dell’articolo 55 l.f., a norma del quale la dichiarazione di fallimento ha effetto sospensivo, ai fini del concorso, sul corso degli interessi convenzionali o legali, fuorché questi non siano assistiti da privilegio.

I Giudici ritenevano, tra l’altro, prescritto il credito, alla luce della decorrenza del termine quinquennale di cui all’articolo 2948 c.c..

In senso opposto ha deciso, invece, la Suprema Corte, che ripercorre alcune argomentazioni già sviluppate in precedenti pronunce.

Secondo la Cassazione, infatti, con la locuzione “agli effetti del concorso”, il nominato articolo 55 esprime la chiara volontà legislativa di distinguere gli effetti endofallimentari da quelli esofallimentari.

La questione non si pone per la maturazione degli interessi sui crediti chirografari all’interno della procedura, effettivamente sospesa. Tuttavia, la distinzione operata dalla norma appare inequivocabilmente diretta a precisare che, al di fuori, tale sospensione non debba operare.

Precisa, infatti, la Corte, che “una volta chiuso il fallimento, i creditori possono chiedere al fallito in sede post-fallimentare, il pagamento della residua somma non ricevuta nella ripartizione dell’attivo, calcolati gli interessi come normalmente e ordinariamente prodottisi anche in rapporto al tempo della pendenza del processo di fallimento

E alla censura secondo cui la durata della procedura non risponde a una colpa del debitore, la Cassazione risponde piuttosto acremente evidenziando che, a ben vedere, non è nemmeno colpa del creditore, che comunque sopporta per il medesimo lasso temporale, gli stingenti effetti imposti dalla normativa fallimentare.

Nessun dubbio, infine, rispetto alla sicura applicabilità dell’articolo 55, l.f., alla procedura di amministrazione straordinaria.

Più complicato è il secondo tema affrontato dalla sentenza: il corso della prescrizione.

Il creditore deve fare attenzione.

Come noto, la prescrizione degli interessi sui crediti chirografari viene interrotta dalla proposizione della domanda di ammissione allo stato passivo, con effetto permanente durante l’intero fallimento, secondo quanto disposto dall’articolo 94, l.f., applicabile anch’esso all’amministrazione straordinaria (a partire, però, dall’esecutività dello stato passivo depositato dal commissario straordinario).

Bisogna, comunque, ancora una volta, distinguere gli effetti all’interno e al di fuori al concorso.

Da un lato, in ambito endofallimentare, gli interessi come il capitale non si prescrivono anche se la procedura durasse vent’anni.

Al di fuori del concorso, invece, no: la presentazione della domanda di ammissione nel passivo (o l’esecutività dello stato passivo nell’amministrazione straordinaria) interrompe, sì, il corso della prescrizione, ma non lo sospende.

A proposito la Cassazione precisa di aver da tempo sviluppato un orientamento che “abilita il creditore ad ottenere in via extrafallimentare – e, tuttavia, nel periodo di svolgimento della relativa procedura – un provvedimento di condanna nei confronti del fallito, da eseguirsi allorché ritorni in bonis”.

A tal fine – e considerando che l’atto interruttivo della prescrizione non può chiaramente consistere in una richiesta al fallimento di pagamento immediato – deve necessariamente tradursi in una domanda giudiziale “posta in essere ora per allora

Creditori, insomma, siate attenti. Gli interessi maturano anche durante il fallimento ma se volete richiederne il pagamento dopo la chiusura della procedura, la proposizione della relativa domanda tener conto dei termini della prescrizione.

Cass., Sez. I, 09 luglio 2020

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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