Interessi e procedura concorsuale: l’incolpevole inadempimento

Il Tribunale di Padova, con sentenza resa in data 3/05/2016, ha fatto chiarezza sull’applicabilità del combinato disposto  degli artt. 55 e 120 della L.F.  in tema di maturazione degli interessi nei confronti di una procedura concorsuale e del fallito.

Più precisamente la vicenda da cui trae origine il caso de quo ha riguardato l’azione di un creditore per il recupero degli interessi legali maturati nei confronti di una società ammessa ad una procedura di amministrazione straordinaria, promossa successivamente alla chiusura della procedura stessa.

In particolare, il giudice di prime cure chiamato a pronunciarsi nel merito ha chiarito  che, se è fondata la tesi secondo cui il combinato disposto degli artt. 55 e 120 della L.F. impedisce alla sorte capitale di produrre interessi nelle more della procedura, visto che la procedura fa scadere immediatamente tutti i debiti, tale sospensione porta necessariamente alla inesigibilità del credito durante la procedura essendo il debitore spossessato dei beni e, pertanto, impossibilitato a pagare il debito.

Più precisamente, durante la procedura concorsuale è preclusa al debitore la possibilità di procedere al pagamento dei debiti verso il creditore e, se è vero che la durata del processo non può andare a danno del creditore, è anche vero che, una volta aperta la procedura concorsuale, il debitore non è colpevole della durata della stessa.

Pertanto,  e come sottolineato dal magistrato, non trattandosi di un ritardo imputabile al debitore ex art. 1224 c.c., non sorge l’obbligazione risarcitoria  degli interessi moratori, quali appunto quelli richiesti dall’attore.

La mora,  è un fatto che prevede la colpa del mancato adempimento di una obbligazione restitutoria o perlomeno in una ritardata restituzione.

Ebbene, tornando al caso de quo,  si viene a  determinare una evidente incolpevole situazione tale per cui al debitore non può essere ricollegato un inadempimento, in quanto questi di fatto è stato spossessato del proprio patrimonio in ragione dell’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria.

Difatti, la debitrice principale, allorquando è entrata in amministrazione straordinaria per le grandi imprese in crisi, non avrebbe potuto in ogni caso pagare i crediti ceduti all’attrice pena la palese concretizzazione del reato di bancarotta fraudolenta preferenziale.

In conclusione, sulla base delle argomentazioni che precedono, se un debitore amministrato il quale si trovi in una situazione di incolpevole spossessamento del patrimonio e quindi nell’impossibilità di fatto, prima ancora che giuridica, di adempiere, diviene inammissibile la possibilità per i creditori di richiedere al debitore all’esito di una procedura il pagamento degli interessi maturati nel corso della stessa.

Luigia Cassottal.cassotta@lascalaw.com

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