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Interessi moratori e usura: qual è la giusta misura?

L’ipotetico superamento del tasso soglia, riferito agli interessi convenzionali di mora pattuiti nel contratto di mutuo, non esclude l’obbligo del mutuatario di pagamento degli interessi corrispettivi.

Questo il principio enunciato dal Tribunale di Pescara che, accogliendo le argomentazioni prospettate dal nostro Studio e rigettando le doglianze del debitore reclamante e la contestuale istanza di sospensione della procedura esecutiva, ha proposto un’interessante lettura dell’ormai nota ordinanza n. 27442/2018 della III sezione civile della Suprema Corte.

Con tale pronuncia, infatti, la Corte di Cassazione, discostandosi dalla giurisprudenza ormai consolidata sul punto, dopo aver ribadito che gli interessi convenzionali di mora non sfuggono alla regola generale per la determinazione dell’usurarietà, ha ritenuto che, per determinare il superamento del tasso soglia degli stessi, i TEG medi pubblicati non debbano essere aumentati di 2,1 punti percentuali.

Nel caso in esame, proprio alla luce di tale recente interpretazione, la parte reclamante ha lamentato, tra le altre, l’applicazione all’interno del contratto di mutuo stipulato con la banca di pattuizioni usurarie e, sulla base di tale argomentazione, ha chiesto venisse dichiarata la gratuità del contratto stesso.

Sul punto, il Collegio giudicante ha ritenuto che, anche volendo dar seguito all’orientamento di cui sopra e ritenendo quindi, nel caso in esame, usurari i tassi di mora applicati, non potrebbe in ogni caso disporsi la sospensione della procedura esecutiva.

Si legge, infatti, nell’ordinanza del Tribunale che “nel periodo successivo all’insorgenza del ritardo, la (ipotetica) nullità degli interessi moratori infatti non può comportare la trasformazione del mutuo originariamente oneroso in mutuo gratuito: tale conseguenza sarebbe infatti evidentemente aberrante e paradossale, facendo discendere addirittura un vantaggio, per il debitore, dal proprio inadempimento!”.

Prosegue l’ordinanza di rigetto evidenziando come, nel caso in cui non fossero applicabili gli interessi di mora perché pattuiti in misura usuraria, resterebbero applicabili anche con riferimento alla fase moratoria gli interessi corrispettivi, in linea con quanto stabilito dall’ultima parte del I comma dell’art. 1224 del c.c. nel caso in cui non siano stati previsti interessi di mora convenzionali.

Ad ulteriore conferma di tale impostazione, deve porsi in evidenza che non può ritenersi applicabile agli interessi moratori il secondo comma dell’art. 1815 c.c. – in forza del quale “se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi” – in quanto tale norma si riferisce soltanto agli interessi corrispettivi ed anche in considerazione del fatto che la causa degli uni e degli altri interessi è differente.

Pertanto, l’eventuale usurarietà del tasso di mora pattuito altro non potrebbe se non determinare una mera riduzione della pretesa creditoria della banca.

Tribunale di Pescara, 7 marzo 2019, ordinanza n. 67

Nicolò Izzi – n.izzi@lascalaw.com

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