La rivincita del promissario acquirente

Intercettazione di sistemi informatici: il pericolo deve essere concreto e non presunto

L’idoneità delle apparecchiature installate per perpetrare il delitto di fraudolenta captazione informatica e/o telematica deve essere accertata e non presunta, posto che la norma di cui all’art. 617 quinquies c.p. è una fattispecie incriminatrice a pericolo concreto per la cui sussistenza non è necessaria l’effettiva raccolta fraudolenta ma lo è l’idoneità dell’apparecchiatura medesima ad effettuarla.

La Corte di Appello riformava parzialmente la sentenza del Tribunale solo in punto di trattamento sanzionatorio, confermando la responsabilità penale dell’imputato per il reato di cui all’art. 617 quinquies c.p. concernente l’installazione di apparecchiature idonee ad intercettare, impedire ed interrompere comunicazioni informatiche o telematiche, rappresentate, nel caso di specie, da un apparecchio la cui funzione era quella di intercettare e memorizzare i dati della carte e dei relativi codici di accesso di uno sportello bancomat.

Il ricorrente deduceva, tra gli altri, il motivo di doglianza del vizio di motivazione, sostenendo che la Corte d’Appello, trattandosi di un reato a pericolo concreto, non aveva effettuato i dovuti accertamenti in ordine all’idoneità dell’apparecchio a svolgere la funzione cui era deputato.

La Corte di Cassazione riteneva la doglianza meritevole di accoglimento. La condotta contestata rientra nel paradigma sanzionatorio della norma de qua che struttura il reato come fattispecie di pericolo e, pertanto, non risulta necessario ai fine della sua consumazione, che i dati informatici e/o telematici siano stati effettivamente carpiti ma, trattandosi di un pericolo di tipo concreto, il pericolo rappresenta un elemento costitutivo della fattispecie di cui deve essere accertata l’esistenza.

La Corte territoriale ha svolto un’errata applicazione del principio di diritto contenuto in una precedente pronuncia del supremo Collegio dove si era affermato che “integra il reato di installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire od interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617 quinquies c.p.) la condotta di colui che installi, all’interno del sistema bancomat di un’agenzia di banca, uno scanner per bande magnetiche con batteria autonoma di alimentazione e microchip per la raccolta e la memorizzazione dei dati, al fine di intercettare comunicazioni relative al sistema informatico. Trattandosi di reato di pericolo per la dimostrazione della sua consumazione, non è stato necessario accertare che i dati siano effettivamente raccolti e memorizzati”, ritenendo superfluo l’accertamento di merito in ordine all’idoneità dell’apparecchiatura alla raccolta dei dati: non è, infatti, necessario accertare l’effettiva raccolta dei dati una volta acclarata l’idoneità funzionale del mezzo fraudolento, ma se manca quest’ultima manca il riscontro di un elemento essenziale della fattispecie di reato su cui la motivazione della Corte territoriale non si sofferma affatto.

Ricorrendo, pertanto, il vizio testé menzionato in ordine all’idoneità tecnica dell’apparecchiatura, la Corte suprema annullava la sentenza impugnata rinviando ad altra sezione della Corte d’Appello per un nuovo esame.

Cass., Sez. V Penale,  22 novembre 2019  n. 3236

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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