Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Insinuazione ultratardiva: il requisito della causa non imputabile va valutato nel caso concreto

[…] se è onere del creditore istante giustificare il ritardo, non potrebbe bastare una giustificazione che non comprenda tutto il ritardo: se quest’ultimo è giustificato dall’ignoranza dell’apertura del fallimento dovuta alla mancanza dell’avviso di cui alla L.Fall., art. 92, come nell’ipotesi in esame, una volta che tale ignoranza sia venuta meno, grazie al ricevimento dell’avviso tardivo, l’ulteriore ritardo dovrà logicamente trovare giustificazione in altre ragioni”.

La Banca ha proposto domanda di ammissione ultratardiva sulla base della mancata comunicazione da parte del Curatore dell’intervenuto fallimento della Società. Tale ritardo ha causato il superamento del termine di dodici mesi entro il quale è possibile presentare domande di ammissione allo stato passivo fallimentare.

L’ulteriore ritardo della Banca nel depositare la propria domanda, quantificabile in ulteriori nove mesi e mezzo, ha causato la declaratoria di inammissibilità della domanda ultratardiva.

La Banca, ritenendo giustificabile il proprio ritardo, si è opposta al provvedimento del Giudice Delegato.

Il Tribunale di Treviso, chiamato a pronunciarsi sulla questione in esame, ha respinto l’opposizione della Banca, poiché, seppur a causa di un ritardo non imputabile all’Istituto, la domanda di ammissione è stata depositata con un ulteriore ritardo, stavolta ingiustificato, di nove e mesi e mezzo.

Infatti, il Tribunale ha ritenuto che il tempo ragionevolmente necessario per la predisposizione di una domanda di ammissione non possa superare i novanta giorni.

Avverso la suddetta sentenza, la Banca ha proposto ricorso in Cassazione lamentando “una disparità di trattamento in tale modo introdotta tra creditori non tempestivi” nell’imposizione di un termine massimo di novanta giorni da parte del Tribunale e chiedendo, quindi, l’ammissione della propria domanda.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, statuendo che “prevedere che il creditore disponga comunque di un altro anno, o diverso periodo di tempo, per provvedervi, a prescindere da un effettivo impedimento a una più sollecita presentazione della domanda, significherebbe tradire la lettera e il senso della norma che richiede la giustificazione del ritardo. Né è possibile indicare in astratto quale sia il tempo necessario per la valutazione e la presentazione, di cui si è appena   detto, da parte del creditore.

In conclusione, la Suprema Corte ha ordinato la rettifica della motivazione in diritto del decreto impugnato, non potendo questo stabilire un termine massimo entro il quale sia possibile presentare domanda di ammissione ultratardiva allo stato passivo che, invece, rimane un termine da valutare volta per volta, con riferimento specifico al caso concreto.

Cass., 24 novembre 2015, n. 23975

Riccardo Abbagnator.abbagnato@lascalaw.com

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