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Insinuazione al passivo ed effetti sulla prescrizione del credito e dell’ipoteca

L’ipoteca ha carattere accessorio rispetto al credito garantito, pertanto, ai fini dell’esercizio del diritto di garanzia sul bene ipotecato, non devono essere prescritti né il credito, né l’ipoteca, i quali, peraltro, sono soggetti ad un diverso regime prescrizionale.

Questo, in sintesi, il principio espresso dalla terza sezione civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1149/20, pubblicata il 21 gennaio 2020, che si è pronunciata in tema di effetti dell’insinuazione al passivo nei confronti del terzo proprietario.

Quando il bene ipotecato è di proprietà di un terzo, ci si pone il problema se gli atti interruttivi della prescrizione del credito, che devono compiersi nei confronti del debitore, valgano anche nei riguardi del proprietario dell’immobile (terzo datore d’ipoteca o terzo acquirente).

Un caso piuttosto frequente nella prassi è quello in cui il creditore si insinua al passivo del fallimento del debitore garantito. In tale ipotesi, ci si chiede se gli effetti interruttivi dell’insinuazione al passivo, che sono permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale, possano estendersi anche nei confronti del terzo proprietario dell’immobile.

In giurisprudenza convivono tuttora due diversi orientamenti.

Secondo un primo orientamento, l’insinuazione al passivo del fallimento del debitore garantito ha natura di atto interruttivo della prescrizione anche nei confronti del terzo acquirente del bene ipotecato (cfr. Cass., 25 settembre 2009 n. 20656).

Secondo un diverso orientamento, invece, stante la distinzione (presupposta dall’art. 2880 del codice civile) tra diritto di credito e diritto di garanzia, il creditore, per evitare la prescrizione dell’ipoteca verso il terzo acquirente, deve promuovere contro il medesimo un processo esecutivo individuale, senza che costituisca valido atto interruttivo della prescrizione l’ammissione al passivo del fallimento del debitore iscritto, che di quel bene abbia perduto la disponibilità (cfr. Cass., 28 agosto 2019 n. 21752).

In realtà, con la pronuncia in commento la Corte di Cassazione non prende una posizione netta sul punto, ma si limita ad affermare che ogni considerazione sul tema deve muovere dalla premessa che i due diritti sono sottoposti ad un diverso regime prescrizionale e che, pertanto, i due piani non devono essere confusi.

Cass., Sez. III, 21 gennaio 2020 n. 1149

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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