Crisi e procedure concorsuali

Concordato preventivo: il rilascio del DURC positivo

Trib. Firenze, Sez. Lav., 21 dicembre 2015

[…] è innegabile che l’avvenuta presentazione della domanda di concordato (anche nelle forme di cui al comma VI dell’art. 161 l. fall cd concordato in bianco) comporta l’insorgenza del divieto, stabilito dall’art. 168 l. fall, di procedere al pagamento dei crediti sorti anteriormente all’apertura del concorso (all’evidente fine di non violare la par condicio creditorum). Ed è altrettanto innegabile che tale divieto comporti la “sospensione dei pagamenti in forza di disposizioni legislative con conseguente diritto all’attestazione della regolarità contributiva

[…] il DURC è necessario in tutti i casi di contratto pubblico, tra cui la conclusione del contratto e la partecipazione agli appalti

Anche Firenze, dopo Cosenza (ordinanza 1 luglio 2015) e Roma (ordinanza 5 dicembre 2014), ordina all’INPS di rilasciare immediatamente il DURC positivo ad una società ammessa alla procedura di concordato in continuità.

Come nel caso cosentino, una società in concordato in continuità ha promosso, dinanzi al Giudice del lavoro, un giudizio cautelare ex art. 700 c.p.c. in danno dell’INPS al fine di ottenere da parte di quest’ultima il rilascio del DURC positivo indispensabile per partecipare a diverse gare di appalto pubblico necessarie per il rispetto del piano concordatario.

L’INPS, costituitasi in giudizio, ha eccepito l’improponibilità del ricorso per carenza di preventiva istanza in sede amministrativa e di interesse ad agire.

Dopo aver rigettato le eccezioni preliminari sollevate dall’INPS (poiché “la preventiva domanda amministrativa è condizione di proponibilità del ricorso giudiziario solo ove si discuta del diritto ad ottenere una prestazione previdenziale […], situazione che esula pacificamente dal caso di specie” e sussistendo pacificamente un interesse ad agire della società ricorrente), il Giudice ha precisato che l’avvenuta presentazione della domanda di concordato preventivo comporta l’insorgenza del divieto ex art. 168 l.f. di procedere al pagamento dei crediti corti anteriormente all’apertura del concorso e che tale divieto comporta “la sospensione dei pagamenti in forza di disposizioni legislative” di cui all’art. 3 D.M. 30 gennaio 2015 (che è la nuova norma di riferimento a seguito dell’abrogazione dell’art. 5 D.M. 24 ottobre 2007) con conseguente diritto all’attestazione della regolarità contributiva.

Prosegue il Giudice, chiarendo che tale diritto non viene meno in considerazione dell’art. 5 D.M. 30 gennaio 2015 invocato dall’INPS (il quale, al comma I, precisa che “In caso di concordato con continuità aziendale di cui  all’art. 186-bis del regio  decreto  16  marzo  1942,  n.  267,  l’impresa  si considera regolare nel periodo intercorrente tra la pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e il decreto  di  omologazione,  a condizione che nel piano di  cui  all’art.  161  del  medesimo  regio decreto sia prevista l’integrale soddisfazione dei crediti dell’INPS, dell’INAIL e delle Casse edili e dei relativi accessori di legge” e, al comma V, stabilisce che “Nelle  ipotesi  di  cui  ai  commi  precedenti,  l’impresa  deve comunque essere regolare con riferimento agli  obblighi  contributivi riferiti  ai  periodi  decorrenti,  rispettivamente,  dalla  data  di pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese, dalla  data  di autorizzazione all’esercizio provvisorio, dalla  data  di  ammissione all’amministrazione straordinaria e dalla data di presentazione della proposta di accordo sui crediti contributivi”) e ciò in quanto trattasi di norma speciale, rispetto al summenzionato art. 3, che disciplina particolari ipotesi nelle quali non è ancora delineata la particolare modalità con cui si intende far fronte alla crisi aziendale. Tale norma sarà invece invocabile nel momento in cui la società ricorrente avrà chiarito le concrete condizioni del piano di risanamento proposto ai creditori.

Con riguardo al periculum il Giudice ha infine riconosciuto l’esistenza di un rischio, in capo alla società ricorrente, di un pregiudizio costituito dall’impossibilità della società di partecipare alle gare di appalto pubblico, già autorizzate dal Tribunale fallimentare, nonché di ottenere i pagamenti relativi agli appalti in corso o già conclusi con irreparabili conseguenze rispetto alla fattibilità del piano di risanamento.

19 febbraio 2016

Francesca Fumagalli – f.fumagalli@lascalaw.com

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