Inibitoria di comportamenti contrari al patto di non concorrenza

Inibitoria di comportamenti contrari al patto di non concorrenza

Nel caso in cui sia stato siglato un patto di non concorrenza tra due partner commerciali, al fine di ottenere l’inibitoria di condotte contrarie a tale accordo commerciale, occorre dimostrare, come noto, il fumus boni iuris ed il periculum in mora.

Nel caso affrontato dal Tribunale di Torino, i due partner operavano nel settore dell’ingegneria automobilistica. A riguardo, il Tribunale ha accertato e confermato la violazione del patto di non concorrenza, accogliendo in toto le richieste della ricorrente, evidenziando che, con riguardo al fumus, fosse stata provata la violazione del patto stante:

  • – la sussistenza di rapporti diretti e continuativi con aziende concorrenti;
  • – la non contestazione da parte della resistente dello svolgimento di attività concorrente (e quest’ultima ha tentato di dimostrare che i settori di attività svolti per il partner, da un lato, e per i concorrenti, dall’altro, fossero differenti;
  • – l’esclusione di tali competitors dall’elenco clienti pattuito nel contratto, con riferimento ai quali la resistente avrebbe potuto continuare a lavorare anche una volta scaduto il patto.

Con riferimento al periculum, invece, il Tribunale ha precisato che questi elementi sono idonei a fondare il ricorso ex art. 700 cpc poiché le attività illecite poste in essere comportano il “rischio di un rilevante documento per la ricorrente, non completamente eliminabile ex post”.

Più precisamente, il Tribunale ha “osservato che il pericolo non è escluso dalla prossima cessazione della validità del patto di non concorrenza (in data 31/03/2019), residuando un periodo in cui può ancora verificarsi un significativo pregiudizio per la (ricorrente, ndr), derivante dalla conclusione di contratti destinati a produrre effetti per un cospicuo lasso di tempo. Per tutti gli esposti motivi, alla resistente va inibito, sino al 31/03/2019, di svolgere attività in violazione del patto di non concorrenza di cui all’art. 4 del contratto del 31/03/2016”.

Accertata dunque la fondatezza della domanda, il Tribunale ha altresì disposto la pubblicazione del provvedimento sul sito della resistente ed una misura di coercizione indiretta (ex art. 614 bis c.p.c.) per assicurarsi il puntuale adempimento e rispetto del provvedimento da parte della resistente stessa:

Considerato il settore di operatività delle parti, va ordinata la pubblicazione del dispositivo della presente ordinanza sul sito internet (della resistente, ndr), mentre non risulta necessaria, anche in considerazione della prossima scadenza del patto, la sua pubblicazione sul quotidiano La Stampa. Ai sensi degli art. 700 e 614 bis cpc, tenuto conto della natura dei contratti in esame e dell’assenza di contrarie allegazioni della resistente, si fissa a carico di quest’ultima la somma di € 100.000,00 per ogni contratto concluso in violazione dell’inibitoria”.

Tribunale di Torino, ordinanza del 31 gennaio 2019

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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