Diritto Processuale Civile

Ingiunzioni, procedibile l’appello iscritto a ruolo con copia della citazione con relata di notifica in bianco

Cass., 25 marzo 2013, Sez. VI, n. 7451 (leggi la sentenza per esteso)

È ben procedibile l’appello iscritto a ruolo dalla parte creditrice che, nell’ambito di un procedimento originato da un decreto ingiuntivo, deposita il suo fascicolo con una copia della citazione non corredata dalla relata di notifica (o meglio: con lo schema rimasto in bianco). A patto, però, che la notificazione sia stata comunque perfezionata mediante deposito nella casa comunale come risulta dall’originale notificato alla controparte e depositato successivamente in sostituzione della copia. L’improcedibilità, infatti, scatta soltanto per la mancata costituzione in termini mentre l’inosservanza delle sue forme soggiace al regime delle nullità ex articolo 156 Cpc e seguenti, che va dunque esclusa se l’atto ha raggiunto lo scopo cui è destinato. E nella specie risulta costituita in giudizio l’appellata, destinataria dell’originario decreto ingiuntivo.

Questo è quanto deciso dalla Corte di Cassazione Sez. VI Civile – 3 con la Sentenza n. 7451 del 25 marzo 2013.

La Suprema Corte ha confermato che l’iscrizione al ruolo della citazione d’appello può avvenire sulla base di una velina. Infatti gli Ermellini hanno mostrato di comprendere che l’orientamento restrittivo dei Giudici di merito è influenzato dal fatto che bisogna fare i conti con “il probabile fisiologico ritardo” della restituzione degli atti introduttivi notificati al Foro. Ma non bisogna dimenticare il potere di direzione del procedimento costituito in capo al Giudice previsto dall’art 175 cpc.

Ne deriva che le conseguenze della scelta del legislatore di applicare la sanzione della improcedibilità, che significano sottrazione dell’inosservanza delle forme al regime delle nullità e, quindi, esclusione dell’operatività del principio della sanatoria per l’eventuale configurabilità di una fattispecie di raggiungimento dello scopo, si giustificano soltanto per il caso di costituzione mancata entro il termine, cioè che non sia mai avvenuta, o sia avvenuta successivamente ad esso. Le conseguenze di una costituzione avvenuta nel termine ma senza l’osservanza delle forme evocate nel primo comma dell’art. 347, essendo il regime della improcedibilità, in quanto di maggior rigore rispetto al sistema generale delle nullità, di stretta interpretazione, soggiacciono, viceversa, al regime delle nullità di cui all’art. 156 ss. c.p.c. e, quindi, vanno disciplinate applicando il principio della idoneità dell’atto al raggiungimento dello scopo e ciò anche attraverso l’esame di atti distinti o di comportamenti successivi rispetto a quello entro il quale la costituzione doveva avvenire.

In questa prospettiva, premesso il rilievo che, essendo il controllo sulla procedibilità demandato alla prima udienza di trattazione si comprende come la constatazione solo in essa, della conformità della copia (la velina), con cui l’appellante si è costituito, all’originale che egli produca in quella udienza, consente di ritenere che lo scopo della costituzione quoad deposito dell’originale della citazione notificata, mancante al momento della costituzione, ma non prescritta a pena di improcedibilità, risulti raggiunto attraverso la constatazione che la copia è conforme all’originale.

(Simone Corradin – s.corradin@lascalaw.com)

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