Responsabilità Civile

Infortunio durante una partita di calcetto

Durante una partita di calcetto, a seguito di uno scontro di gioco tra i calciatori A. e C., C. subiva una frattura scomposta di tibia e perone.

Il calciatore infortunato C. agiva in giudizio contro l’avversario A., nostro Cliente, al fine di  ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Ci siamo costituiti in giudizio per A. contestando le domande attoree ed in particolare sottolineando che secondo la giurisprudenza di legittimità: ”In materia di risarcimento danni per responsabilità civile conseguente ad un infortunio sportivo, qualora siano derivate lesioni personali ad un partecipante all’attività a seguito di un fatto posto in essere da un altro partecipante, il criterio per individuare in quali ipotesi il comportamento che ha provocato il danno sia esente da responsabilità civile sta nello stretto collegamento funzionale tra gioco ed evento lesivo, collegamento che va escluso se l’atto sia stato compiuto allo scopo di ledere, ovvero con una violenza incompatibile con le caratteristiche concrete del gioco, con la conseguenza che sussiste in ogni caso la responsabilità dell’agente in ipotesi di atti compiuti allo specifico scopo di ledere, anche se gli stessi non integrino una violazione delle regole dell’attività svolta;la responsabilità non sussiste invece se le lesioni siano la conseguenza di un atto posto in essere senza la volontà di ledere e senza la violazione delle regole dell’attività, e non sussiste neppure se, pur in presenza di violazione delle regole proprie dell’attività sportiva specificamente svolta, l’atto sia a questa funzionalmente connesso.  In entrambi i casi, tuttavia il nesso funzionale con l’attività sportiva non è idoneo ad escludere la responsabilità tutte le volte che venga impiegato un grado di violenza o irruenza incompatibile con le caratteristiche dello sport praticato, ovvero col contesto ambientale nel quale l’attività sportiva si svolge in concreto, o con la qualità delle persone che vi partecipano.” (Cass. civ. Sez. III, 08/08/2002, n. 12012). Nel caso di specie A. non era stato sanzionato dall’arbitro, non aveva agito allo scopo di ledere e non aveva effettuato l’azione facendo ricorso ad una violenza di tipo tale da non essere compatibile con le caratteristiche proprie del gioco nel contesto nel quale esso concretamente si svolgeva e, pertanto, non era responsabile per l’infortunio di C..

Il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 6457/2012, accogliendo integralmente le nostre eccezioni, ha rigettato la domanda attorea, ritenendo che “nella fattispecie concreta, non sussista alcuna responsabilità civile del convenuto, ex art. 2043 c.c., in quanto incombeva sull’attore l’onere di provare l’asserita condotta violenta del signor A. nei termini chiariti dalla Suprema Corte. Al contrario i testi […] hanno confermato che la lesione subita dall’attore è una conseguenza di un atto posto in essere senza alcuna volontà di ledere, senza alcuna violazione delle regole del gioco e strettamente funzionale all’attività sportiva.”

 (Maria Valeria De Leo – v.deleo@lascalaw.com)

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