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Infondatezza della sommatoria tra tasso corrispettivo e tasso moratorio

Non è in alcun modo ammissibile la sommatoria del tasso corrispettivo e del tasso moratorio, pattuiti nel contratto di mutuo, al fine di integrare la fattispecie del reato di usura.

Tale la nettezza con cui il Tribunale di Napoli Nord, nella recentissima pronuncia n. 939 del 20 giugno 2016 si è espresso in ordine ad un opposizione di parte debitoria nei confronti dell’Istituto di Credito convenuto in giudizio.

Tre, in modo specifico, le doglianze riportate innanzi al Giudice per ciò che attiene la rimostranza dei mutuatari istanti.

Anzitutto, come già anticipato, una supposta integrazione della fattispecie del reato di usura, con conseguente richiesta di corresponsione di quanto impropriamente versato, determinata da un calcolo che vede assommare l’interesse corrispettivo a quello moratorio contrattualmente pattuito. In secondo luogo, la contestazione di un vizio originario affliggente il mutuo in oggetto il quale, in quanto sviluppato con metodo di ammortamento “alla francese”, si configurerebbe come prodromico rispetto al fenomeno dell’anatocismo. In ultima istanza, la rilevazione di un interesse composto, derivante da un maggior onere di interessi che il metodo “alla francese”, determinerebbe rispetto a quello, cosìdetto, “all’italiana”, fondato solo su rate a capitale costante.

In merito alla prima tra le suesposte contestazioni, la censura del Giudice è netta. Viene nei fatti calcolata una sommatoria del tutto impropria fra due istituti, tasso moratorio e corrispettivo, avulsi tra loro tanto in senso ontologico quanto funzionale. Il primo focalizzato sulla regolamentazione rateale delle somme mutuate; il secondo, solo eventualmente operante in caso di inadempimento del mutuatario. Ed in ragione di tale diversità, l’organo in tale sede giudicante, ha ritenuto che proprio al secondo tra i due, vado attribuito un senso sostitutivo, e non additivo rispetto al primo, “venendo lo stesso in rilievo in via eventuale solo per l’ipotesi di inadempimento e su di una somma complessivamente considerata ove la parte cui si è tenuti per la quota originariamente prevista quale interesse – già scaduta e maturata – si è ormai inglobata nel capitale perdendo la propria originaria vocazione e natura di interesse.

Non di meno, la prospettazione di controparte appare in aperto contrasto con i dettami statuiti dalla Suprema Corte nella sentenza n. 350/2013, nell’ambito della quale è pacifico come alcun dato porta a ritenere che la verifica dell’usurarietà degli interessi comporti la necessità di sommare tra loro le fattispecie.

Quanto alla seconda tra le doglianze attoree, il Giudice, richiamandosi a copiosa giurisprudenza di merito (cfr. Trib. Venzia 27.11.2014, Trib. Milano n. 5733 del 5.5.2014; Trib. Pescara 10.4.2014; Trib. Benevento n. 1936 del 19.11.2012), conferma l’interpretazione per cui l’ammortamento “alla francese” non può per sua natura implicare la capitalizzazione degli interessi, dal momento che gli stessi vengono calcolati esclusivamente sulla quota di capitale.

In ultimo, ed in ragione delle suesposte considerazioni, non meno netto è il diniego nell’accogliere la tesi debitoria per cui si sia in presenza di interesse composto per il solo rilievo “che il metodo di ammortamento “alla francese” determina un maggior onere di interessi rispetto al piano di ammortamento “all italiana” che si fonda sulle rate a capitale costante.”, non negando alcun principio di determinatezza dell’oggetto e degli interessi pattuiti.

La superficialità e l’approccio “esplorativo” tenuto in ordine alle argomentazioni trattate, nonché l’innegabile sussistenza di rilevanti contrasti dottrinali e giurisprudenziali sulle tematiche affrontate da parte istante, hanno portato il Giudice a rigettare le domande proposte e a condannare gli opponenti alla integrale compensazione delle spese di lite.

Tribunale di Napoli Nord, 20 giugno 2016, n. 939

Andrea Madaro – a.madaro@lascalaw.com

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