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Inesistente il decreto ex art. 25 l.f. che statuisce su un diritto controverso

Il decreto con il quale il giudice delegato, a fronte dell’opposizione del curatore, in luogo di provvedere alla istruzione della causa e rimettere la decisione al collegio, direttamente escluda, in tutto o in parte, il credito oggetto della domanda d’insinuazione tardiva al passivo della procedura fallimentare o comunque neghi il rango privilegiato prospettato, è atto radicalmente inesistente, in quanto emesso da un giudice privo di poteri decisori, e pertanto insuscettibile di produrre effetti giuridici; ne consegue che il giudice dinanzi al quale esso venga impugnato con uno dei mezzi previsti dal codice di rito non può pronunciare nel merito né rimettere le parti dinanzi al primo giudice, ma deve limitarsi a dichiarare l’inesistenza del provvedimento impugnato, restituendo le parti nella situazione in cui esse si trovavano prima della pronuncia del provvedimento dichiarato inesistente.

Nel caso di specie, il Tribunale di Livorno si è pronunciato sull’inesistenza del provvedimento ex art. 25 l.f. del Giudice Delegato, poiché emanato in presenza di un diritto non incontroverso.

Peraltro, tale inesistenza non viene messa in discussione nemmeno da una successiva sentenza – sempre del Tribunale toscano – che “legittimava” quanto disposto dal Giudice Delegato con il proprio decreto, sentenza tra l’altro passata in giudicato.

[…] sia il decreto del giudice delegato, sia il decreto confermativo emesso dal tribunale in esito a reclamo, devono ritenersi giuridicamente inesistenti (“abnormi”, adottati cioè in radicale carenza di potere)”.

Tale estratto della sentenza si ricollega al ragionamento secondo il quale il Giudice Delegato, con decreto ex art. 25 l.f., non può pronunciarsi su questioni che esulano dall’attività amministrativa di gestione del patrimonio fallimentare; infatti, nel caso di specie, si trattano tematiche afferenti diritti soggettivi, da esaminare e decidere, nel contraddittorio fra le parti, in un ordinario processo di cognizione.

Peraltro, il ragionamento sopra seguito dal tribunale fa da cornice a quanto ulteriormente statuito.

Infatti, in adempimento al decreto di cui sopra, una società debitrice ceduta era stata tenuta a corrispondere alla Procedura fallimentare, parte cedente, una somma che veniva immediatamente incamerata dalla stessa.

L’inesistenza del decreto di cui sopra, quindi, ha legittimato il soggetto cessionario – che aveva debitamente notificato al debitore ceduto la cessione del credito – a richiedere in restituzione il pagamento ricevuto dalla Procedura; così decidendo, pertanto, il credito del cessionario veniva ammesso allo stato passivo del Fallimento in prededuzione, poiché “sorto in corso di procedura, in conseguenza del comportamento di un organo della procedura tenuto in carenza di potere”.

Tribunale di Livorno, 30 giugno 2016

Riccardo Abbagnator.abbagnato@lascalaw.com

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