Crisi e procedure concorsuali

Inefficacia della vendita successiva alla dichiarazione di fallimento

Trib. Pesaro, 6 giugno 2013

L’art. 51 LF sancisce che dalla data di fallimento non può essere proseguita alcuna azione esecutiva individuale sui beni del fallito. Nulla aggiunge l’art.107 LF che stabilisce solamente la facoltà per il curatore di proseguire l’azione esecutiva individuale già promossa nei confronti del fallito, ma tale facoltà non esclude l’impossibilità per il singolo creditore di proseguire o iniziare un’azione esecutiva individuale. D’altra parte l’art.2919 cc stabilisce che i diritti che possono essere fatti valere nei confronti del creditore pignorante possono essere fatti valere anche nei confronti dell’aggiudicatario. L’atto va quindi considerato inefficace ex art.44 LF”.

Il Tribunale di Pesaro con la sentenza in esame ha affrontato il tema della validità ed opponibilità della vendita coattiva nell’ambito di una procedura esecutiva mobiliare promossa dal creditore del soggetto poi dichiarato fallito ed avvenuta successivamente alla dichiarazione del fallimento dell’esecutato.

Il giudizio, rivolto a far valere la invalidità ed inefficacia della vendita forzosa e, dunque, la non opponibilità al fallimento, è stato promosso dal curatore sia nei confronti del creditore del fallito che aveva dato corso alla procedura esecutiva, sia nei riguardi dell’aggiudicatario del bene.

In tale occasione, il nominato Tribunale ha ritenuto l’atto di aggiudicazione, intervenuto dopo la dichiarazione di fallimento, inefficace ex art. 44 l.f., facendo leva sull’art. 51 legge fallimentare che stabilisce che dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento, può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento e considerando di nessun riguardo la circostanza che trattavasi di una vendita effettuata nell’ambito di una procedura esecutiva e non, dunque, di vendita volontaria condannando il creditore del fallito convenuto alla restituzione delle somme versate dall’aggiudicatario.

Il Giudice del Tribunale di Pesaro si è conformato al costante orientamento secondo il quale la violazione dell’art. 51 legge fallimentare  è causa di inefficacia degli atti esecutivi compiuti dopo la dichiarazione di fallimento al di fuori del procedura fallimentare ritenendo che l’applicazione di tale divieto prescinde dalla conoscenza dello stato di insolvenza trattandosi di effetti consequenziali all’intervenuta dichiarazione di fallimento e non dovendosi, pertanto, avere riguardo alla eventuale conoscenza da parte del creditore dello stato di insolvenza dell’esecutato.

Sul punto, già la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18714 del 6.09.2007, pure richiamata dal menzionato Giudicante, aveva statuito che “il debitore dopo la dichiarazione di fallimento, perde ai sensi dell’art. 44 legge fallimentare, il diritto di disporre del proprio patrimonio e non può effettuare alcun pagamento (anche volontario), per cui non vanno attuate le ordinanze di assegnazione del giudice dell’esecuzione, restando irrilevante che all’epoca della loro pronuncia il creditore conoscesse o meno lo stato di insolvenza dell’esecutato”.

La decisione in esame costituisce, inoltre, spunto per richiamare i presupposti dell’azione in tema di inefficacia delle esecuzioni e degli atti esecutivi intervenuti dopo il fallimento. Si rammenta, infatti, che il soggetto legittimato a far valere tale inefficacia è il curatore e che, con riguardo al divieto di azioni esecutive individuali di cui all’art. 51 della legge fallimentare, la procedura esecutiva si considera in corso sino a che non intervenga la distribuzione delle somme ai creditori.

19 dicembre 2013

(Alessandra Sangrigoli – a.sangrigoli@lascalaw.com)

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