Crisi e procedure concorsuali

Inefficacia degli atti compiuti in ragione del concordato preventivo risolto o annullato

In caso di risoluzione del concordato preventivo con conseguente dichiarazione di fallimento gli atti compiuti in virtù del concordato stesso sono inefficaci e l’azione di restituzione si prescrive in 5 anni.

È quanto affermato dalla Corte di Cassazione, nella sentenza n. 509 del 14 gennaio 2016, stabilendo che, in applicazione del principio della par condicio creditorum, se il concordato preventivo viene risolto o annullato, con conseguente dichiarazione di fallimento, sono privi di efficacia gli atti compiuti in ragione della procedura concordataria.

L’arresto in commento, riprendendo una corrente giurisprudenziale in materia (Cass. 16738/2014, 17059/2007, 10938/1999), afferma infatti che nella materia debba essere applicato, per  analogia, l’art. 140, comma 3, L. Fall., secondo il quale i creditori anteriori alla riapertura della procedura fallimentare sono esonerati dalla restituzione di quanto riscosso in base al concordato risolto o annullato, solo se trattasi di riscossioni valide ed efficaci.

La ragione di tale inefficacia, spiega la Corte, è data dal fatto che gli atti eseguiti in virtù del concordato preventivo hanno ragion d’essere solo ed esclusivamente entro i limiti stabiliti dalla sentenza di omologazione.

Pertanto la risoluzione o l’annullamento della procedura concordataria, con successivo fallimento, comportano la perdita di validità degli atti, in quanto essi sono “divenuti estranei alle finalità dell’istituto del concordato, proprio perché eseguiti al di là dei limiti della sentenza di omologazione ed in violazione del principio della par condicio creditorum e dell’ordine delle prelazioni”.

La sentenza prosegue poi con l’affermare che l’azione volta a far dichiarare l’inefficacia di tali pagamenti si prescrive, come per tutte le azioni revocatorie,  nel termine di cinque anni, precisando

però che se l’azione di inefficacia viene invece proposta dal curatore fallimentare, il termine di decadenza è quello di cui all’ art. 69 bis L. Fall., e pertanto va esercitata entro tre anni dalla dichiarazione di fallimento.

29 febbraio 2016

Vito Leporalev.leporale@lascalaw.com

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